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Arpat, nullaosta all’uso dei sacchi d’insilato di mais

MONTOPOLI. “Nessuna presenza di percolato e assenza totale di odori”. I controlli dell’Arpat danno il nullaosta ai cosiddetti silobags, i tunnel di polietilene comparsi nelle campagne di San Donato e...

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MONTOPOLI. “Nessuna presenza di percolato e assenza totale di odori”. I controlli dell’Arpat danno il nullaosta ai cosiddetti silobags, i tunnel di polietilene comparsi nelle campagne di San Donato e Casteldelbosco. Lunghi sacchi di colore bianco, per lo stoccaggio dell’insilato di mais destinato al discusso impianto a biogas.

Una questione riaccesa negli ultimi giorni, soprattutto dalla sponda montopolese, dove i cinque silobags comparsi fra Capanne e Casteldelbosco sono oggetto di un’interrogazione, presentata dal Gruppo Misto, che arriverà nel consiglio comunale di domani sera. Sulla vicenda, tuttavia, il dipartimento Arpat di Pisa si è espresso il 30 ottobre scorso, attraverso un verbale d’ispezione seguito a un sopralluogo. I cinque sacchi, si scopre, sono destinati allo stoccaggio di trinciato di mais verde. “Questo materiale – scrivono i tecnici Arpat – può essere impiegato sia per la digestione anaerobica per la produzione del biogas, sia per l’alimentazione ad uso zootecnico. Non si evidenziano perforazioni dei silobags e non si nota alcuna presenza di percolato”. “Assenza totale di odori”, aggiunge il verbale, supponendo anche “che i suddetti stoccaggi restino sul luogo descritto al massimo fino alla fine dell’estate 2013”.

Quello dei silobags è un sistema di stoccaggio nuovo nel panorama delle aziende agricole toscane, che sta vivendo una sorta di boom proprio in funzione del business legato al biogas. A spiegarlo è l’azienda che li produce, la Boschi Servizi di Ravenna, che da alcuni anni ha portato in Italia l’uso dei silobags anche per i cereali secchi, estendo così l’utilizzo di un sistema nato oltre vent’anni fa, e diffuso soprattutto in Argentina, Canada e Stati Uniti per gli insilati e i pastoni destinati ai grandi allevamenti.

È l’arrivo del biogas a trainare i silobags, accolti spesso fra le proteste. «Sono gli stessi rivenditori della tecnologia del biogas - sottolinea Andrea Padovani di Boschi Servizi – a suggerire il sistema dei silobags, in particolare nella vostra regione». La scelta starebbe nei maggiori vantaggi rispetto alle classiche trincee. «Se l’insilato è stoccato alla giusta percentuale di umidità – prosegue – non produce percolato: il poco liquido che si crea nella prima fase di fermentazione viene poi riassorbito grazie all’abbassamento del Ph. E lo stesso vale per gli odori: solo nelle prime settimane il sacco tende a gonfiarsi per la produzione di gas all’interno. Nelle trincee avviene lo stesso processo, ma rimane pur sempre una parte a contatto con l’atmosfera. Per i silobags, invece, salvo danneggiamenti o manomissioni, il problema delle maleodoranze è limitato al solo momento dell’apertura per il trasferimento del contenuto. L’unico svantaggio rispetto alle trincee è il maggior consumo di superficie».

Per lo stoccaggio di cereali secchi, inoltre, i silobags consentirebbero anche di evitare l’uso di antiparassitari o altri trattamenti. «Consigliamo di non aggiungere niente – dice Padovani – garantendo la conservazione per un anno». La stessa Boschi ha anche effettuato alcune prove, per conto dell’Istituto italiano dei plastici, per verificare la conservazione dei cereali destinati all’alimentazione umana. «In Italia – dice Padovani – viviamo una certa sensibilità e attenzione, che talvolta ritengo eccessiva. In questo momento c’è un’alta richiesta di silobags, nonostante le incertezze che si accompagnano a molti investimenti a causa delle proteste».©RIPRODUZIONE RISERVATA

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