Sicurezza
La “Gandhi del Sahara” ricevuta a Pontedera
Cerimonia in consiglio comunale per consegnarle la cittadinanza onoraria già decisa da tempo. «Sono stata aggredita anche pochi giorni fa»
PONTEDERA. Torture, violenze, aggressioni servite a cercare di ucciderla dopo il lungo isolamento - era nella lista degli scomparsi - dal 1987 al 1991. La donna simbolo della resistenza del popolo Saharawi, Aminatou Haidar, ha ricevuto la cittadinanza onoraria dal Comune di Pontedera. Lei, che vive nei territori occupati del Sahara occidentale, che ha pagato sulla sua pelle le conseguenze di atroci torture è diventata la più nota attivista per i diritti umani del popolo Saharawi. Già candidata al premio Sakharov dal Parlamento europeo per il suo impegno come ambasciatrice di pace, vincitrice del premio Kennedy per i diritti umani, Aminatou Haidar è da tempo vittima della repressione del governo marocchino che l’ha arrestata, incarcerata e torturata. E ieri il Comune di Pontedera si è unito, ancora una volta, in maniera tangibile alla sofferenza dei Saharawi. Sulla loro terra, ricca di fosfati, avanza pretese anche il Marocco ed è per questo che le popolazioni della regione continuano a conoscere grandi difficoltà per realizzare le loro ambizioni e vedersi riconosciuti su un piano internazionale.
Aminatou Haidar - ritenuta la Gandhi del Sahara - , accompagnata da una figlia e da rappresentanti della Fondazione Kennedy, è stata ricevuta dal vicesindaco di Pontedera, Massimiliano Sonetti e dall’assessore, Marco Papiani, da rappresentanti dei Comuni di Ponsacco, Calcinaia e Cascina oltre che da numerosi rappresentanti di associazioni, insieme a Maria Grazia Gatti Componente dell'Intergruppo Parlamentare Italia-Saharawi.
La voce ferma di Aminatou, arrivata in città grazie anche grazie al lavoro e all’impegno dell’ex assessore Daniela Pampaloni, del coordinamento delle associazioni che seguono i Saharawi, ha ripercorso tanti momenti di cui è stata protagonista per aiutare il suo popolo. Ha iniziato dagli anni in cui era “scomparsa”: nessuno dei suoi familiari sapeva dove si trovasse. «Sono stata tenuta bendata, privata della libertà». E ancora è stata arrestata dopo essere stata ricoverata all’ospedale per le ferite che le aveva procurato la polizia mentre manifestava in maniera pacifica per l’indipendenza. E poi il carcere e ancora pressioni e minacce. E oggi lei è ambasciatrice itinerante della Rasd, Repubblica Democratica Araba Sahrawi.
«Rappresento i territori occupati – ha detto, davanti alla presidente della consulta degli stranieri – racconto solo quella che è la repressione marocchina della popolazione civile. Io stessa sono una vittima di questa repressione. È il governo marocchino che è responsabile di questo».
Poco dopo la cerimonia, la Naima Amaadour, presidente della consulta degli stranieri di Pontedera, ha consegnato alla redazione un documento in cui chiede al sindaco di non tenere conto delle richieste di Polisario e dei Saharawi.(s.c.)
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