Il Tirreno

Pontedera

Un fondo di emergenza a sostegno degli sfrattati

di Giacomo Pelfer

Numeri choc dall’Unione Inquilini: il 90% dei casi è dovuto a morosità L’appello alle amministrazioni comunali del Valdarno Inferiore

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SANTA CROCE. La storia tipo è quasi sempre la stessa. Moglie o marito che perde il lavoro, un solo stipendio che non basta più, e la casa in affitto che diventa improvvisamente un lusso, un peso insostenibile per centinaia di famiglie. Numeri impietosi quelli raccolti per i sempre più numerosi casi di sfratto, dove la morosità sfiora ormai il 90% del totale. Numeri che raccontano vere e proprie tragedie familiari, di un problema che è solo una parte del vasto tema dell’emergenza abitativa. E tutto mentre le richieste di esecuzione crescono a velocità doppia rispetto agli sfratti stessi, lasciando intravedere un quadro ancora peggiore per i prossimi anni. A lanciare l’allarme è l’Unione Inquilini del comprensorio del Cuoio, attraverso una lettera inviata alcuni giorni fa ai sei sindaci del Valdarno Inferiore.

La situazione. «Un quadro preoccupante», lo definisce l’avvocato Luca Scarselli, dove a incidere, più che i numeri, «è la tipologia stessa dello sfrattato». «Una volta – ricorda – ai nostri sportelli arrivavano le situazioni drammatiche; ora ci troviamo di fronte famiglie che fino a qualche anno fa non avevano problemi. E la ragione, quasi sempre, è la perdita del posto di lavoro di uno dei due coniugi». Ad assottigliarsi, in pratica, è la cosiddetta “fascia grigia” del disagio abitativo: quelle famiglie che un tempo riuscivano a permettersi almeno un affitto di poche centinaia di euro. Una sorta di cuscinetto sociale, che oggi la crisi sta spingendo rapidamente nella fascia nera dell’emergenza.

I numeri. «Chi perde il lavoro poi perde la casa», aggiunge Virgilio Barachini, responsabile provinciale dell’Unione Inquilini, elencando i numeri raccolti dalla Prefettura per gli sfratti eseguiti nel 2011. «Su 320 casi registrati in provincia (ad esclusione del comune di Pisa), se ne contano appena 23 per finita locazione e ben 297 per morosità, quindi oltre il 90%. Una situazione che è precipitata dal 2010. Ma la cosa più grave, mentre il numero di sfratti è stabile rispetto all’anno precedente, è l’incremento del 5% per le richieste di esecuzione: ben 2.133 solo nel 2011».

Il sogno della casa popolare. I nuovi sfrattati vanno così ad incidere, per circa un 20%, sulle già pesanti liste d’attesa per la casa popolare. Nei quattro comuni del Valdarno (San Miniato, Castelfranco, Santa Croce e Montopoli), con una dotazione di 888 alloggi di edilizia residenziale pubblica, si contano oggi 638 famiglie in graduatoria. «Alloggi – dice Scarselli – che ormai si liberano col contagocce, e solo per il decesso di chi ci vive dentro. Senza dimenticare le case popolari che sono state vendute senza costruirne di nuove».

Le tante case vuote. Resta poi il problema dei numerosi appartamenti tenuti vuoti, con un mercato dell’affitto che rimane a prezzi bloccati, nonostante l’introduzione dell’Imu. «Santa Croce – dice Scarselli – è il comune che ha cercato di fare di più per stimolare un abbassamento dei canoni di locazione e rendere sconveniente la casa sfitta. Eppure non basta: la differenza di aliquota è ancora troppo bassa, e molti proprietari preferiscono non affittare».

Un fondo d’emergenza. L’Unione Inquilini, quindi, suggerisce ai Comuni la creazione di un fondo a sostegno degli sfrattati. «Non più un contributo all’affitto – precisa Scarselli – che in passato ha contribuito a tenere alti i prezzi di locazione, bensì un fondo di aiuto alle famiglie, per affrontare la fase di passaggio da un alloggio all’altro».

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