Trasporti
Nuovo splendore per l’antico edificio
Palazzo Adorni Braccesi nel centro storico di Cascina è stato recuperato e domani sarà inaugurato
CASCINA. Per recuperare il palazzo Adorni Braccesi, uno dei principali edifici storici del centro di Cascina, ci sono voluti sei anni. A trasformarlo da edificio fatiscente a condominio moderno lo studio tecnico Lucchesi di Cascina, che vi ha realizzato undici unità residenziali da affittare ed una commerciale dotate di tutti i comfort.
Domani alle 11 l’inaugurazione ufficiale, alla presenza del primo cittadino Alessio Antonelli. «Guardiamo a questo intervento di recupero come a un segnale positivo – ha spiegato il sindaco –, come a un auspicio per la rinascita del centro storico. L’amministrazione comunale ha da tempo bloccato le nuove costruzioni a favore delle ristrutturazioni, ma sappiamo quanto sia difficile, soprattutto in periodi come questi, intervenire nei centri storici. Ben vengano, quindi, iniziative di privati come la riqualificazione del palazzo Adorni Braccesi, che porterà undici nuove famiglie a vivere a Cascina e il centro di Cascina». Benché non vincolato, l’edificio di via Palosini 14 è un pezzo di storia della città di Cascina. «Edificato nel XVIII secolo per volontà della famiglia Adorni Braccesi – racconta il geometra Stefano Lucchesi, fautore del progetto di recupero –, aveva le stalle e le cantine al piano terreno, la residenza gentilizia al primo piano, i granai e la residenza della servitù al secondo. Nei primi anni del XX secolo i proprietari si trasferirono da Cascina e l’immobile venne destinato a residenza di alcuni loro dipendenti e fittavoli: nel cortile posteriore, che ha accesso tramite un bellissimo cancello d’epoca, oggi completamente ristrutturato, venivano portati i prodotti agricoli della fattoria per poi essere destinati al mercato. In tempo di vendemmia tutto il processo di vinificazione avveniva nelle cantine al pian terreno con l’uva prodotta trasportata dai carri con i buoi, dai poderi al cortile predetto, per finire nei tini alloggiati nelle vaste cantine al piano terra». Successivamente iniziò il declino dell’edificio, con alcune pagine tristi difficili da dimenticare. «Al primo piano fu realizzata la sede del partito fascista - racconta ancora Lucchesi - e gli ampi e sfarzosi saloni che avevano ospitato feste sfavillanti vennero trasformati in ambienti tristi e grigi: addirittura, racconta qualche cascinese, in luoghi di tortura e di prigionia. Nel dopoguerra il palazzo venne parzialmente ristrutturato, ma di fatto declassato a palazzo popolare. Al piano terra si insediarono alcuni laboratori e al primo piano la sede del partito socialista, fino al definitivo abbandono». Il recupero eseguito “ad opera d’arte”, come recita lo slogan dell’inaugurazione di oggi, restituisce il palazzo alla città di Cascina.
Guido Bini
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