Il Tirreno

Pontedera

È vecchio di un anno il mini acquedotto

di Francesca Suggi
È vecchio di un anno il mini acquedotto

La dorsale di 12 chilometri è rimasta nei cassetti dei sindaci. Alla Provincia non piace, ma si farà in via d’urgenza

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VALDICECINA. Aprire i cassetti dei sindaci e scoprire che il progetto dal mini acquedotto salva-siccità che collegherà Ponteginori a Sant’Alessandro, passando per Saline, era già nell’aria più di un anno fa. Dodici mesi di scontri politici anche accesi tra istituzioni, divisioni sociali tra lavoratori Solvay e paladini dell’ambiente e disagi (tanti) per i cittadini. «Perché questo piano viene presentato oggi come una novità?». La domanda arriva dal Comitato in difesa della Valdicecina che si batte contro lo sfruttamento del territorio (in particolare l’avvicinarsi dei cantieri all’abitato di Saline con relative subsidenze e dissesti) e delle sue risorse (impoverimento delle falde potabili e morte del fiume Cecina, legato all’attività della multinazionale belga).

Estrazione del sale, approvvigionamento idrico a uso industriale, progetti anti-siccità: è una tela che s’intreccia. E che per districarsi, da una parte guarda al progetto di Puretta, caldeggiato dalle istituzioni, inserito nell’accordo di programma e già finanziato, sul quale però pendono ricorsi che allungano i tempi di realizzazione. Dall’altra c’è il progetto di Pian di Goro, sostenuto a gran voce dal Comitato che «consentirebbe di accumulare tre volte l’acqua che si vuole invasare nel “pelago” senza danno alla riserva del Berignone e al fiume. In attesa del mini acquedotto che sarà costruito d’urgenza, si potrebbe procedere con la realizzazione del primo sbarramento a Pian di Goro, cassando l’inutile Puretta».

La dorsale. Nel mezzo alle due soluzioni, ci sta l’operazione d’urgenza della dorsale da 12 chilometri, con probabilità pronta entro l’estate 2013, che collegherà Ponteginori a Sant’Alessandro, passando per Saline, che sfrutterebbe la disponibilità di acqua sul fiume Trossa, con la garanzia di 40 litri al secondo per dissetare Volterra e dintorni, in modo da lasciare l’attuale campo pozzi – 43 litri al secondo – a disposizione di Pomarance, scongiurando i disagi della scorsa estate. E garantendo il risparmio di 800mila euro di soldi pubblici spesi tra autobotti e l’approvvigionamento idrico.

«Il progetto è stato proposto quest’estate in Regione dai sindaci di Volterra, Pomarance e Castelnuovo e successivamente caldeggiato da Asa che dovrà occuparsi della costruzione, dalla stessa Regione, dal prefetto, ma documenti del 2011 dicono che già se ne parlava un anno fa, ma era stato contestato», continuano dal Comitato.

La lettera. È del 15 luglio 2011 una lettera congiunta dei sindaci di Alta e Bassa Valdicecina, diretta a presidente della Provincia Andrea Pieroni, all’assessore provinciale all’Ambiente Valter Picchi e all’assessore all’Ambiente della Regione Anna Rita Bramerini, dove si parla di “Bacino del fiume Cecina, individuazione e perimetrazione di aree da vincolare al solo uso idrico-potabile e di aree da destinare all’ubicazione di pozzi per uso agricolo-industriale (meno pregiate a causa della presenza di sostanze inquinante come il boro”.

In quella nota i sindaci chiedono alla Provincia che siano istituite lungo il fiume queste aree. “Tale richiesta è soprattutto mirata – si legge – alla recente autorizzazione di dislocamento di un nuovo campo pozzi della società Solvay, atto a reperire acqua ad uso industriale per la coltivazione delle nuove concessioni minerarie a est di Saline, in prossimità della confluenza fra il torrente Trossa e il Cecina, a Ponteginori”. E continua: “In tale zona, caratterizzata da un acquifero di elevate qualità per l’inquinamento quasi nullo, Aato 5 ha previsto un nuovo campo pozzi ad uso potabile, potenzialità 40 litri al secondo”.

Il mini acquedotto. Il riferimento è chiaro: si sta parlando delle fondamenta del mini acquedotto che verrà. In ottobre, sempre dello scorso anno, risponde l’assessore Picchi alla nota dei sindaci. “La proposta di espandere il prelievo idropotabile nel subalveo del Cecina, a valle di Ponteginori, mi sembra che non abbia le basi tecniche”. Nel dettaglio: “Non so che dati di qualità delle acque abbia a disposizione il Comune di Volterra, quelli che conosco io, che chiunque può consultare in rete e che hanno il crisma dell’ufficialità e mi riferisco ai dati Arpat dicono che negli ultimi 8 anni, al pozzo Rufione la concentrazione del boro è scesa al di sotto del limite di potabilità (peraltro di molto poco), solo 2 volte su 15”. E va avanti: “Se non ci sono dati altrettanto autorevoli che contraddicano Arpat, ritengo che questa proposta sia molto ardua da perseguire, dovremmo infatti spiegare ai cittadini che invece di marcare stretto il gestore, affinché faccia gli interventi pianificati e finanziati da almeno 6 anni (si riferisce all’invaso di Puretta) stiamo pensando ad una nuova impresa, peraltro tutta da pianificare e finanziare, con la quale, per ogni metro cubo che troveremmo in quella falda, ne dovremmo trovare un altro altrove, per miscelare acqua, che altrimenti non sarebbe potabile. Ve la sentire di dire questo? Io no”.

Picchi scardina ancora di più la proposta dei sindaci. “Dove sono queste proposte di Asa e Aato? Che consistenza hanno? Sono solo a livello di brain storming? Che Asa avesse intenzione di sfruttare quell’acquifero ci giunge nuovo, poiché non ci sono né atti formali, né dichiarazioni ufficiose di intenti. Chi dovrebbero, poi, servire quei 40 litri al secondo che il sindaco di Volterra dice che Asa abbia intenzione di pompare dal subalveo a valle di Ponteginori? Immagino qualcosa di più che l’abitato di Ponteginori e quindi servirà un’adduttrice per veicolarlo. Che ne è, a tal proposito, della dorsale acquedottistica nel tratto Ponteginori-Saline, senza la quale non una goccia d’acqua eventualmente pompata a valle di Ponteginori potrebbe arrivare a Volterra?”. E chiude: “Mettere un’area di protezione su tutto il subalveo del fiume Cecina bloccherebbe qualunque attività, industria e agricoltura, senza avere speranza di essere realizzata e di dare, quindi, benefici alla popolazione per non so quanti anni”. Eppure i mesi passano e le situazioni cambiano.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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