Il Tirreno

Pontedera

Contro le cave firmano anche sindaco e assessore

di Manolo Morandini
Contro le cave firmano anche sindaco e assessore

L’appello al Comune di Palaia e alla Provincia sottoscritto da Gabbanini e da Gozzini. L’obiettivo è proteggere le zone tartufigene del Chiecina

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SAN MINIATO. Due firme che hanno il peso di un macigno. Altro che sabbia e ghiaia. Il sindaco di San Miniato Vittorio Gabbanini e l’assessore al Turismo Giacomo Gozzini impugnano la penna e si fanno coraggio. Scavano un solco. Marcano le differenze con la sponda palaiese. Quella della valle del Chiecina, terra di confine tra la città della Rocca e Palaia, su cui insistono le previsioni del Piano provinciale delle cave per tre siti di coltivazione, appunto di sabbia e ghiaia. Il tutto in una valle che è una delle aree più generose di tartufi: un quinto della produzione provinciale viene da questi luoghi.

I due amministratori, dalla sponda sanminiatese dove si è provveduto per tempo a censire e proteggere negli strumenti urbanistici le zone vocate alla raccolta del prezioso tubero, si sono fatti coraggio e messo da parte l’aplomb istituzionale sono andati al cuore della questione e firmato a sostegno delle ragioni sostenute dal comitato “No cave”. Mentre Provincia di Pisa e Comune di Palaia, in ritardo per tempi e modi, provano a recuperare imboccando una terza via. Un incarico al dipartimento di Scienze agrarie dell’Università di Pisa per uno studio sistematico e “terzo”, che certifichi le aree della valle realmente vocate alla raccolta del tartufo.

Le firme dei due amministratori sanminiatesi si scoprono scorrendo il lungo elenco di chi ha scelto di sposare la causa dei No cave nella cornice della Mostra del tartufo. Sono quattrocento i sostenitori della petizione che si aggiungono ad altrettanti firmatari delle scorse settimane. perché passi l’esigenza di tutelare il tartufo, ma per il Comitato contano anche la salvaguardia del paesaggio, delle attività agrituristiche sorte in questi anni, quattordici i posti di lavoro in bilico, e delle falde acquifere di cui è ricco il fondo valle.

In attesa delle verifiche sulla presenza nelle zone di cava del tartufo, il Piano provinciale è in stand-by. Al pari della previsione di estrazione di un milione di metri cubi di materiali dai siti di Chiudendone, San Giuseppe e Cambiati. Solo in seconda battuta sulla base dei risultati verrà aggiornata la carta dei vincoli, con la possibilità di stralciare tutte o alcuni di quei siti di cava. Eppure, già l’agronomo che ha redatto la scorsa estate la mappa delle zone tartufigene per conto dell’Associazione tartufai di San Miniato e del Comitato No cave ha provato la vocazione di quei luoghi.

Dopo mesi di lotta e un ricorso pendente al Tar della Toscana, presentato dal Comitato contro la Provincia e il Comune di Palaia, per bloccare quelle previsioni di cava, adesso anche la petizione acquista un nuovo peso specifico.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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