Sicurezza
In fila, davanti a Igenio con dubbi e curiosità
Una signora che vive sola chiede agli operatori se adesso pagherà meno Divisi sui giudizi, chi applaude alla novità e chi rimpiange già i cassonetti
PONTEDERA. «Nessun problema a usare Igenio. Anzi, ha pure il contenitore per l’olio usato che è una soluzione ideale per me». Ahsan Naveed è pakistano ed è il proprietario della rivendita di kebab in via Manzoni e il nuovo sistema di raccolta differenziata è a pochi metri dal suo locale. Ieri mattina è stato fra i primi a usarlo ed è rimasto entusiasta della possibilità di poter smaltire anche l’olio, elemento che consuma in grandi quantità. Un’opportunità che piace anche a Elisabetta Rofi che in via Sacco e Vanzetti studia Igenio, facendo qualche domanda alla volontaria di Geofor: «Mi piace per l’olio, ma anche per la possibilità di gettare le pile. Finora me le mettevo in tasca e finivo per girare con tre o quattro pile addosso prima di trovare un punto dove gettarle». Pareri su Igenio che, però, non sempre sono lusinghieri. «Mi sembra una soluzione che ci potevamo risparmiare – spiega Olimpia Boccia, mentre passa sotto la pioggia con l’ombrello aperto davanti a Igenio in via Manzoni –. Non l’ho ancora usato, ma mi sa che dovrò cominciare a prendere confidenza con questo nuovo servizio. E la cosa non mi piace per niente. Alla fine credo che non avrò problemi. Ma penso alle signore anziane e alla loro difficoltà con le tecnologie».
In via Belfiore il capannello di signore è notevole. Maria De Paola è un’anziana che vive da sola. Chiede se, con Igenio, continuerà a pagare uguale a prima, ma poi si affida completamente alla volontaria per gettare la spazzatura. Non l’ha divisa perfettamente, ma alla fine riesce a gettare via tutto nella maniera giusta. «Facevo anche prima la raccolta differenziata – dice la donna – e sono un po’ preoccupata per questa novità. Per ora ci sono queste signorine così gentili ad aiutarci. Ma poi, cosa succederà?».
In via Sacco e Vanzetti, intanto, Michelangelo Pinzocchi chiede alla volontaria alcune informazioni sui sacchetti da usare per gettare la spazzatura. «Mi sembra una buona soluzione – afferma il giovane che lavora per un vicino studio commerciale – anche se i primi tempi bisognerà prenderci un po’ la mano. Occorre organizzazione, ma credo che non ci saranno grossi problemi». Molti passano davanti al cassone situato nella zona della stazione degli autobus. Qualcuno si ferma incuriosito e guarda come si fa per aprire gli scomparti. Oppure scambia opinioni con altre persone ferme per osservare da vicino la novità di questi giorni. I pareri non sempre sono lusinghieri per l’amministrazione comunale.
«Se mi sento male voglio che venga il Comune a prendermi la spazzatura in casa che già paghiamo tanti soldi per questo servizio», dice una donna che non vuol dire come si chiama. In via Manzoni il clima è più tranquillo. Anna Nesti scende da casa con la spazzatura e ha l’aria della scolaretta al primo giorno di scuola, sorride, ma è un po’ dubbiosa. «A me piacevano i cassonetti – dice la signora – visto che si poteva scendere un po’ a qualsiasi ora a gettare la spazzatura. Ora c’è questa novità e vedremo di adeguarci al progresso. Del resto, bisogna andare avanti, no?».
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