Il Tirreno

Pontedera

Un mandorlo ricorderà Matteo alla “Bandecchi”

Un mandorlo ricorderà Matteo alla “Bandecchi”

L’albero è stato piantato nella struttura psichiatrica dove un anno fa il paziente morì, ucciso da un altro ospite

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TERRICCIOLA. “La speranza”: un mandorlo in nome di Matteo piantato alla struttura psichiatrica “M. Bandecchi” di Terricciola.

«Il semplice gesto di piantare un albero – dicono gli operatori della struttura psichiatrica – può avere la sorprendente capacità di riunire in un istante ogni tempo della vita. Il passato, il presente e il futuro».

A Terricciola, all’interno della struttura psichiatrica “M. Bandecchi” si è svoltauna cerimonia semplice ed essenziale: un piccolo gruppo di persone si è riunito per piantare un mandorlo. «Un mandorlo particolare, è l'albero di Matteo – spiegano, ancora, gli operatori della struttura di Terricciola – Matteo è il ragazzo morto poco meno di un anno fa per mano di un suo amico. Il ricordo di Matteo rappresenta il passato, chi lo ha conosciuto ha voluto incontrarsi e insieme rivolgergli un saluto, ha così rivisto quel ragazzo bisognoso di aiuto ma anche desideroso di vivere la vita, quel ragazzo così tanto incapace di fare del male quanto smanioso di farsi accettare da tutti».

Chi sono coloro che hanno voluto ritrovarsi insieme per vivere il presente di un gesto così semplice?

«Il fratello, gli amici di Montecerboli, il sindaco di Terricciola e i tanti paesani, il presidente della cooperativa sociale Agape, il parroco di Peccioli, il coro “Apparenti Stonature” di Volterra, gli operatori e gli ospiti della struttura – spiegano – Ognuno con un ricordo diverso, ognuno probabilmente motivato in modo diverso, ma per molti la cerimonia non ha avuto il solo significato della memoria. I suoi “compagni di viaggio”, hanno sentito di dare concretezza al messaggio di vita che porta con sé la morte. Per chi vive da vicino certi problemi sociali, l'albero di Matteo è anche un simbolo di speranza e di impegno per realizzarla. La speranza che si possa vivere in una società che non consideri i deboli come soggetti ai quali riservare le ultime risorse finanziare sopravvissute a tagli e risparmi. La speranza che la malattia mentale vinca i pregiudizi e sia accettata fra noi, la speranza che i ragazzi come Matteo siano accolti per quello che sono, uguali e diversi: uguali a noi perché animati dalle emozioni, dai desideri, dalle aspirazioni di ogni uomo, diversi perché incapaci di capire le nostre regole che spesso allora si trasformano in spazi nei quali pretendiamo di contenerli, dimenticando che la diversità è parte costituente dell'uomo». L'albero di Matteo ha il compito di ricordare che tutti hanno il diritto di ricevere attenzione e ascolto da vivere non come un dovere: ascoltare e accogliere è anch'esso un diritto.

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