Il Tirreno

Pontedera

Sei famiglie pronte a costituire “comune” anti-crisi

di Paola Silvi

Il progetto della casa-bio è già pronto, c’è solo da individuare il terreno. È il fenomeno del “co-housing”

3 MINUTI DI LETTURA





PONTEDERA. Vivere in condivisione. Camere e cucina private e salotto e spazio tv comunitari. Fanno venire in mente le “comuni” degli anni 60'. Ma nulla hanno a che fare con la rivoluzione culturale e di costume di quel periodo, se non l’intenzione di condividere luoghi e esigenze di vita. È il fenomeno del co-housing, l’abitare assieme: Copenhagen l’ha inaugurato nel 1972, Pontedera s’appresta a farlo adesso. Con un gruppo di giovani famiglie, 6 sicure e altre 3 o 4 ancora in fase di decisione. 11 adulti e 10 bambini in totale, che hanno deciso di buttare giù un progetto e tirare su la loro casa dei sogni. «Questa esigenza nasce – spiega Monica Baldini, fra le promotrici dell’idea – dalla voglia di voler stabilire dei legami solidi e di fare nuove esperienze. In una società dove il modello di famiglia si sta disgregando c’è bisogno, soprattutto per i nostri figli, di tanti punti di riferimento su cui poter contare. I rapporti di vicinato ci riguardano sempre, dovunque sia il posto in cui alloggi. Se metti in comune valori e modi di vivere, diventa tutto più facile».

Così la formula è semplice, ovvero abitazione propria - perché l' autonomia resta il vero termometro del proprio benessere – , ma spazi collettivi dove incontrarsi. «Il mio compagno – racconta Monica – ha una ditta edile e facciamo parte dei gruppi di acquisto solidale. Abbiamo pensato allora di proporre un progetto di co-housing, passato parola e iniziato ad incontrarci». Pian piano l’utopia sta diventando realtà, disegnando un modo organizzato di vivere dove si utilizzano alcuni servizi insieme, come lavanderia, biblioteca, ludoteca, salone, orto, giardino e falegnameria, pur mantenendo la privacy. Dove si abbattono i costi fissi di alcune aree, del terreno e delle prestazioni professionali perché uso e proprietà sono ripartiti su più persone, si bypassano le varie intermediazioni perché la manodopera è locale, la filosofia è quella della filiera corta, la scelta di materiali garantisce il miglior rapporto costi/benefici e si fa economia, alla faccia della crisi, su tante piccole esigenze. Dalla luce all’acqua, alla cura dei figli. «Se mi fido dei miei vicini – spiega Monica – non ho problemi a lasciarli per qualche ora i bambini, senza dover obbligatoriamente pagare una baby-sitter».

Abitare in co-housing allora vuol dire soprattutto una cosa: trovare persone interessate a un modo comune di concepire la quotidianità. Ogni gruppo però fa storia a sé e il percorso che può essere intrapreso è “su misura”. Quello di Monica, Daniele e altri «è di realizzare una serie di abitazioni con anima in legno, isolamento termico in classe A, traspiranti, antisismiche, con il recupero delle acque, con pannelli fotovoltaici, protezione da inquinamento elettromagnetico e materiali sani tipo argilla, calce, pitture naturali». La casa bio sarà costruita nel verde, non lontano da Pontedera, con molto spazio esterno recintato e sicuro per i piccoli e la possibilità di coltivare. «Abbiamo già visionato un paio di terreni – conclude Monica – ma ancora non abbiamo trovato quello che ci convince. Aspettiamo di definire il progetto per andare a confrontarci con l’amministrazione comunale». E per chi fosse interessato c’è tempo fino a dicembre per aderire. Basta cliccare su www.cohousingpontedera.it o chiamare il 338-1608959.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa