La manifestazione
Le cure fanno bene a Suamy
La piccola è tornata dal suo primo viaggio in Israele, dove è potuta andare grazie alla raccolta fondi
MONTOPOLI. È di nuovo a casa la piccola Suamy. Tornata a Capanne dopo il primo viaggio della speranza nella lotta contro un male che, fin da piccola, le ha tolto il diritto a crescere e ad imparare. Insieme a papà Giorgio e mamma Cristina, era volata il 25 ottobre in Israele, presso il Biocorrection Center, vicino Tel Aviv, del famoso professore russo Vitali Vassiliev. Un viaggio sostenuto dalla solidarietà di privati e associazioni, per tentare una cura innovativa, sperimentale, che punta a ridurre le continue crisi epilettiche di Suamy attraverso il controllo del livello di dopamina con appositi farmaci. Un sistema che prevede tre cicli di trattamento nell’arco di sei mesi, da effettuare presso la clinica israeliana. Il primo ciclo, per Suamy, si è concluso lo scorso venerdì, in attesa adesso del secondo viaggio fissato per febbraio.
Si dice soddisfatto il padre Giorgio Pistolesi, dopo le due settimane trascorse in Israele. «Ogni giorno – racconta – facevamo la spola fra l’albergo e la clinica, grazie all’interprete italiano che avevamo a disposizione. L’équipe medica si è detta ottimista: contano di poter ridurre le crisi quasi del tutto, con miglioramenti sia a livello motorio che cognitivo. I primi giorni sono serviti per le analisi, poi è iniziata la cura, graduale, fino al dosaggio completo l’ultimo giorno. Prima di ripartire ci hanno fornito i farmaci che dovremo somministrare nei prossimi tre mesi, inviando ogni trenta giorni un questionario compilato per riferire la situazione».
In tutto il viaggio è costato circa 20mila euro: 15mila per le cure mediche e 5mila fra aereo e permanenza. Soldi messi in campo dall’eccezionale gara di solidarietà fra le associazioni del territorio e i cittadini, che hanno aderito in massa alle iniziativa della onlus “Il sogno di Suamy” creata dai genitori.
«Prima di partire – ricorda Pistolesi – avevamo già raccolto oltre 40mila euro. Al momento, quindi, abbiamo già le risorse anche per il secondo ciclo di trattamento. Vogliamo ringraziare di cuore le persone che hanno donato e le associazioni che si sono mosse, permettendoci di fare questo primo passo». Per i prossimi mesi sono già in cantiere altre iniziative, per riuscire a coprire interamente anche il terzo ed ultimo viaggio. Sono in preparazione un cenone di fine anno e una lotteria in collaborazione con i commercianti. La cura, infatti, di tipo sperimentale, non è riconosciuta dal servizio sanitario della Toscana, che ha respinto alla famiglia Pistolesi la richiesta di rimborso parziale delle spese. Da parte dell’Asl 11, tuttavia, come spiegato dal direttore sanitario Renato Colombai, la volontà è quella di predisporre per Suamy un percorso di fisioterapia. Una strada che i genitori vogliono percorrere parallelamente alle cure in Israele. «Una volta terminato il terzo ciclo – spiega il padre – tireremo le somme per vedere se continuare la cura, tornando laggiù, magari, solo una volta l’anno per i farmaci e i controlli. Se ci saranno dei risultati, proveremo a chiedere ancora una volta il rimborso. Siamo comunque fiduciosi».
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