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Contro i bulli chieste le telecamere

Contro i bulli chieste le telecamere

Castelfranco: i genitori della media si sono riuniti dopo le ultime aggressioni

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CASTELFRANCO. Un faccia a faccia tra genitori, per affrontare un problema, quello del bullismo, che sembra aver superato i livelli di guardia. Oltre un centinaio le persone che mercoledì, a Castelfranco, hanno preso parte all’incontro organizzato presso il centro catechistico. Un appuntamento nato dagli stessi genitori, dopo gli ultimi casi di bullismo registrati alla scuola media dell’istituto Leonardo Da Vinci. Piccoli e grandi casi di arroganza e violenza, da parte di un gruppetto di alunni, alcuni pluriripetenti, che da tempo starebbe terrorizzando i compagni. L’ultimo caso, il più eclatante, parlerebbe addirittura di una ragazzina (il condizionale è d’obbligo) che sarebbe stata spinta e trattenuta a forza all’interno di un’aula (non in bagno come trapelato inizialmente) e molestata da un compagno, mentre altri due ragazzi facevano da palo sulla porta.

Una vicenda controversa, comunque ancora tutta da chiarire, che si aggiungerebbe però ad altri casi di minacce, prepotenze, talvolta violenze, soprattutto all’esterno dell’istituto, al momento dell’ingresso e dell’uscita da scuola. È di qualche giorno fa, infatti, la notizia di un anziano che sarebbe finito a terra, spintonato, per essersi “azzardato” a muovere delle rimostranze sul comportamento di alcuni ragazzi.

Una situazione che ha messo in allarme i genitori, che mercoledì hanno organizzato un incontro autonomo, poche ore prima del consiglio d’istituto riunito in serata. Un summit che si è ripetuto nel pomeriggio di ieri, in forma aperta, per ascoltare le preoccupazioni e le proposte dei genitori. Due le idee principali su cui le famiglie chiedono l’attenzione della scuola: l’eventuale installazione di telecamere in alcuni punti all’interno dell’istituto, oppure il coinvolgimento di un agente di polizia a presidio dei corridoi. Da parte dei genitori, comunque, il primo invito è stato quello di ascoltare di più i propri figli, per non lasciare che violenze e soprusi restino chiusi sotto minaccia nel cassetto dei segreti. Perché la sensazione, e soprattutto il timore da parte delle famiglie, è che molti casi restino celati dalla paura. Da qui l’appello a collaborare, con i docenti e gli organi della scuola, per cominciare ad affrontare il problema.

«Perché non posso – ha detto un padre – lasciare il figlio a scuola ogni mattina senza sapere come lo ritroverò quando andrò a riprenderlo». (g.p.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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