Il Tirreno

Pontedera

«Non date responsabilità ai morti»

di Sabrina Chiellini
«Non date responsabilità ai morti»

La rabbia e il dispiacere dei parenti di Antonella Vanni: «Se la strada fosse stata chiusa loro non sarebbero andati avanti»

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POMARANCE. Il dolore per i familiari delle tre vittime morte nelle acque dell’Albegna in seguito al crollo di un ponte durante l’alluvione in Maremma è grande. Ma con il passare delle ore si fa strada negli animi di chi oggi piange per la perdita di Maurizio Stella, Paolo Bardelloni e Antonella Vanni anche una grande rabbia. Oltre ad un senso di impotenza per non riuscire subito a dimostrare, proprio perché ci sono tre morti e solo loro potrebbero raccontare come sono andate le cose, che la sera della tragedia sulle strade della Maremma c’era il caos e quella percorsa dall’auto dell’Enel non sarebbe stata chiusa al traffico, a differenza di tante altre che erano sommerse dall’acqua.

«Abbiamo letto e sentito dichiarazioni che non avremmo voluto sentire», comincia Alessio Piazzi, cugino di Antonella Vanni. Lo abbiamo raggiunto al telefono sulla strada verso Grosseto. Stava andando a recuperare la macchina di Antonella rimasta dal giorno della tragedia parcheggiata vicino alla stazione. Lei la mattina era partita per Roma con il treno e con lo stesso mezzo sarebbe dovuta tornare a casa. Ma per colpa del maltempo i treni erano fermi e così aveva chiesto un passaggio ai colleghi che erano stati a Roma per seguire un corso sulla sicurezza. Sulla strada proveniente da Manciano, poco dopo le 22, la tragedia. L’auto dei tre impiegati Enel è precipitata nella voragine che si è aperta sul ponte ed è rimasta intrappolata nell’acqua e nel fango. I familiari delle vittime nonostante le affermazioni della Provincia e della protezione civile di Grosseto sono convinti che il pericolo non fosse segnalato in modo adeguato. «Se la strada provinciale fosse stata chiusa, se fosse stato segnalato un minimo pericolo, loro non sarebbero passati – continua Piazzi – L’ordinanza di chiusura di quella strada quando è stata emessa?

Devono fare attenzione a non screditare l’immagine di chi non può più difendersi personalmente. Siamo disposti anche a partire con le querele se solo qualcuno pensa di dire che la macchina dell’Enel ha percorso una strada pur sapendo che era a rischio. Il pericolo non era stato adeguatamente segnalato, a mio modo di vedere e per quello che abbiamo potuto ricostruire parlando con i colleghi di Antonella. Ognuno si assuma le proprie responsabilità e non le scarichi sulle persone morte». Piazzi racconta di avere saputo, pur in questi giorni di grandi preoccupazione e dolore dove tutto scorre ancora più velocemente e in maniera confusa, che venti minuti prima della macchina delle tre vittime era passata dalla stessa strada un’altra auto di servizio dell’Enel. «Fondamentale sarà rintracciare – ripete – chi ha dato l’allarme per primo. Bisognerà chiedere a lui se la strada in quel momento, poco dopo che il ponte era franato, era stata segnalata. Io ho parlato con i carabinieri di Capalbio e mi hanno confermato che il traffico quella sera veniva deviato lungo la strada che va da Manciano a Marsiliana. Di fronte a questa tragedia almeno si faccia silenzio».

Anche Stefano Turini, che viaggiava su un’altra auto dell’Enel e che è rimasto in contatto telefonico con le vittime fino alle 22, invita a chiedere a chi ha dato l’allarme quali erano le condizioni della strada. «Ci siamo sentiti alle 22 con Stella – dice – mi ha detto che la strada era libera. Potevamo farla anche noi, che eravamo rimasti indietro perché siamo andati a cena. “La strada che ci hanno indicato è libera – ci hanno detto – potete farla anche voi, ma andate piano”».

Pochi minuti dopo il vuoto e tre vite spezzate, portate via dall’alluvione.

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