Finanza
Cave, è tutto da rifare uno studio per ripartire
Per l’agronomo Stohrer che ha aggiornato le mappe, l’area è tutta tartufigena Comune e Provincia si affidano all’Università per una nuova carta dei vincoli
PALAIA. Marrone su bianco. È il colore scelto per evidenziare sulle carte geografiche le aree vocate alla produzione del tuber magnatum pico nella valle del Chiecina. La perizia in mano al Comune di Palaia non lascia spazi alla coltivazione di sabbia e ghiaia. Il Piano provinciale delle attività estrattive, che qui ha previsto tre siti da cui estrarre un milione di metri cubi, è da rifare. Ad indicarlo è l’agronomo Matthias Stohrer che ha aggiornato la mappa delle aree tartufigene per conto dell’Associazione tartufai di San Miniato e del Comitato “No alle cave”. Ma Comune e Provincia scelgono una terza via. Un incarico al dipartimento di Scienze agrarie dell’Università di Pisa per uno studio sistematico e “terzo”.
L’impegno. Dopo mesi di lotta e un ricorso pendente al Tar della Toscana, presentato dal Comitato contro la Provincia e il Comune di Palaia, per bloccare quelle previsioni di cava, a metà luglio era arrivata la promessa di Giacomo Sanavio, assessore provinciale all’Agricoltura, nella cornice della festa Pd a San Miniato: «Metteremo una pezza». A distanza di quattro mesi però quella “pezza” è ancora da costruire. E sull’iter, che è ancora ai primi passi, pende la spada di Damocle che si è abbattuta sulle Provincie, prossime alla “chiusura” con la fine dell’anno. E nel riassetto amministrativo per molti c’è il rischio che della vicenda si perdano le tracce.
L’iter. «La scorsa settimana abbiamo approvato lo schema del protocollo d’intesa con cui il Comune di Palaia andrà a dare l’incarico all’Università di Pisa per l’aggiornamento della carta dei vincoli a tutela delle aree tartufugene – spiega Sanavio –. Con il protocollo vengono congelati i termini di adeguamento del Piano strutturale del Comune alle previsioni del Piano cave, in attesa della revisione dei vincoli».
L’obiettivo. «Se i tartufi in quelle aree ci sono si bloccheranno le cave – spiega il sindaco di Palaia Alberto Falchi –. Entro questo mese faremo l’assestamento del bilancio e provvederemo all’affidamento dell’incarico all’università». La soluzione ha preso corpo in consiglio comunale. «Si è scelto di dare mandato a un soggetto terzo agli interessi di chi quelle cave le vuole e chi è contrario. Ci aspettiamo di conoscere che cosa c’è in quella valle e dove devono essere messi i vincoli».
Tempi e costi. La questione è sospesa in un limbo. L’incarico deve ancora essere affidato ma un’indicazione sui tempi il sindaco Falchi la dà. «Lo studio si estenderà a tutto il periodo tartufigeno quindi presumibilmente a tarda primavera avremo i risultati». Sul tavolo c’è anche un preventivo nell’ordine degli 8mila euro. «La Provincia si è presa l’impegno di compartecipare alla spesa per la metà», dice l’assessore provinciale all’Ambiente Valter Picchi.
Il comitato. I timori non mancano. «Abbiamo fatto una formale richiesta di affiancare ai tecnici dell’università anche un perito di nostra fiducia per seguire i criteri e le modalità dei rilievi sul campo – spiegano –.Insomma, non vorremmo che alla fine ci trovassimo di fronte a risultati inappellabili senza aver avuto modo di controllarne l’effettiva oggettività». Sono un piccolo esercito che non si rassegna alla prospettiva dei tre siti di cava previsti nella valle del Chiecina. Ci sono residenti, imprenditori agricoli e agrituristici. Tutti determinati a mettersi di traverso a una decisione che si sono visti piovere sulle loro teste.
«Non vogliamo che cali l’attenzione sul problema – dicono –. Da San Miniato abbiamo ricevuto attenzione e collaborazione, ma le aree su cui insistono le cave sono in terra palaiese. Per far conoscere la portata di una scelta sciagurata potremmo utilizzare la vetrina della Mostra mercato nazionale del tartufo bianco».
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