Sicurezza
Innovazioni “green” per sei aziende pisane
Anche la conceria “Incas”, nella cui fase di produzione non ci sono metalli tra le imprese-modello citate nel report della fondazione Symbola
SANTA CROCE. La conceria Incas, Ecoespanso, il Consorzio Recupero Cromo, Sgs e Cuoiodepur sono le aziende citate nel report Green Italy della fondazione Symbola di Ermete Realacci e di Unioncamere. Cinque aziende della provincia di Pisa a cui si aggiunge la pontederese Pont-Tech a dimostrazione del fatto che il territorio si sta attrezzando per le sfide del futuro. Il rapporto cita le innovazioni “verdi” realizzate dalla conceria, dai consorzi di smaltimento e dall’azienda di servizi e ricerca che hanno segnato svolte sostanziali per rendere sostenibile, dal punto di vista ambientale, le rispettive attività.
Metal free. Hi-Co è la rivoluzione apportata dalla conceria Incas di Castelfranco che, appunto, non presenta la presenza di metalli in fase di produzione. Un procedimento certificato da Icec che prevede l’impiego di estratti tanninici naturali, «nel pieno rispetto dell’ambiente e si propone come obiettivo la realizzazione di un prodotto eco-sostenibile», come si legge nelle 291 pagine del libro di Realacci.
Fertilandia. Il comprensorio del Cuoio è un po’ il cuore dell’innovazione green pisana. Alla Cuoiodepur di Ponte a Egola, infatti, è stato inventato il pellicino integrato, un fertilizzante di natura organica che, come scrive Realacci, «è ottenuta dal trattamento dei fanghi proteici provenienti dalla depurazione delle acque e dei sottoprodotti organici delle concerie di Ponte a Egola e che si contraddistinguono per l’utilizzo del processo vegetale, basato su concianti naturali come i tannini e gli estratti della corteccia delle piante».
Il filler per edilizia ed energia. Sull’altra sponda dell’Arno, a Santa Croce, Ecoespanso raccoglie i fanghi derivanti dalla produzione conciaria e li trasforma in un materiale usato nel mercato dell’edilizia e dei calcestruzzi. Anche l’Arpat ha certificato il procedimento, secondo lo storico esponente del mondo “verde”. Dal procedimento, Ecoespanso recupera il calore prodotto, tramite turbine, trasformandolo in energia.
Il carniccio per l’agricoltura. Ancora un’altra azienda di recupero dei “rifiuti” derivanti dal sistema conciario è Sgs, società creata dagli imprenditori per il recupero del carniccio, la parte di carne che resta attaccata alla pelle quando arriva in conceria per l’inizio del processo produttivo. Ebbene, grazie a uno speciale procedimento, il carniccio viene trasformato in prodotti per l’agricoltura e la zootecnia.
Il riciclo del cromo. Il cromo è uno degli elementi maggiormente problematici per l’industria conciaria sotto l’aspetto ambientale. Ma grazie alla realoizzazione del Consorzio Recupero cromo, questo materiale viene, appunto, recuperato e immesso di nuovo nel ciclo produttivo.
Il Plasmix. Il recupero delle plastiche povere. È l’origine del progetto pro-Plasmix, «realizzato da Pont-Tech di Pontedera, con finanziamento della Regione Toscana che ha permesso di trasformare le plastiche eterogenee in manufatti industriali, realizzati a costi inferiori rispetto all’utilizzo del materiale vergine e con meno rifiuti in discarica».
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