Sicurezza
Disperso in Russia, torna la sua piastrina
Larderello, dopo 60 anni riconsegnato alla famiglia il ricordo di Cinci partito in guerra e mai tornato
POMARANCE. Disperso in Russia alla fine della Grande Guerra, mai più tornato nella sua Pomarance, se non “simbolicamente” lo scorso 4 novembre attraverso la “sua” piastrina recuperata a Miciurinsk, la primavera dello scorso anno. Si riavvolge così la storia di vita del pomarancino Ottavino Cinci, disperso, appunto, nel tragico inverno a cavallo tra il 1942 e il 1943.
E là, al teatro Florentia di Larderello, durante le celebrazioni del 4 novembre, a ritirare la piastrina del combattente c’è la sorella, Fine. Grande commozione per lei che prende in mano un oggetto appartenuto al fratello, partito e mai più tornato. «Un grazie all’associazione alpini in congedo di Milano che ha recuperato questo cimelio», dice. Sono loro, per voce del presidente Antonio Respighi, che una volta ritrovata la piastrina contattarono i familiari di Cinci.
«Struggente la riconsegna della piastrina ai familiari – commenta Loris Martignoni, sindaco di Pomarance – perché a livello mentale l’idea di un soldato, una persona dispersa è tremenda, con la certezza della sofferenza ma senza un luogo dove piangere, idealmente abbiamo riportato a casa tutti caduti delle nostre guerre». Al Teatro Florentia, in occasione della cerimonia di riconsegna e dello spettacolo, tutto organizzato col supporto delle amministrazioni di Pomarance e Castelnuovo V.C., e con il fondamentale impegno della sezione di Lardrello, Montecerboli e Serrazzano dell’associazione Combattenti e eeduci, presenti anche l’Anpi di zona, la Corale di Valle, della filarmonica “G. Puccini” e i giovani studenti delle medie del territorio,
«Insieme, e al di là del concetto di ricordo – chiude Martignoni – va comunque posto l’accento sul fatto che il principio ispiratore che ha guidato la serata di venerdì, e deve sempre guidare il nostro rapporto con la storia, è l’educazione alla pace». E poi l’omaggio di MarioRigoni Stern col suo Il sorgente nella neve: “Ho ancora nel naso l’odore che faceva il grasso sul fucile mitragliatore arroventato. Ho ancora nelle orecchie e sin dentro il cervello il rumore della neve che crocchiava sotto le scarpe, gli sternuti e i colpi di tosse delle vedette russe”.
Gianni Bianchi
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