Sicurezza
I pannelli finiscono al Consiglio di Stato
Riparte la battaglia legale della “Fedi” per l’impianto fotovoltaico a San Miniato Basso. «Energie e soldi buttati via»
SAN MINIATO. Avevano speso energie e soldi. Tanti soldi, per realizzare i quattro impianti fotovoltaici di San Miniato Basso, tra la ferrovia e la discarica di Ventignano. Quattro autorizzazioni, per un investimento complessivo di 8 milioni, che sembravano al riparo dalla grande bagarre del fotovoltaico sanminiatese. Immediate, invece, le proteste dei residenti, destinati a farsi accerchiare tra i pannelli e la discarica, seguite dallo stop della Provincia, che aveva sollevato il mancato rispetto dei tempi per l’avvio dei lavori.
Dopo una fase di stallo, l’azienda fiorentina Fedi Impianti ha deciso di riprendere la battaglia legale, contro una vicenda che dallo scorso gennaio ne ha bruscamente impantanato lo sviluppo, con inevitabili effetti negativi su occupazione e pagamenti. Dopo il blocco degli impianti, infatti, come racconta l’amministratore Marco Matteini, l’azienda si è trovata costretta ad attivare per la prima volta le procedure di cassa integrazione.
«L’indotto è quello che ne ha risentito di più – aggiunge –. Adesso stiamo cercando opportunità di lavoro investendo all’estero e puntando su lavori più piccoli in Italia, gli unici a non essere stati fortemente penalizzati dalle recenti modifiche normative».
Ad aggravare la situazione, infatti, si è aggiunto l’azzeramento degli incentivi per gli impianti messi in funzione dopo la scadenza del 23 maggio. «Già il decreto Romani – ricorda Matteini – aveva spinto le banche a non finanziare più i costi durante la costruzione. Avevamo accettato il rischio, con l’obiettivo di trasferire il resto delle quote una volta ultimato l’impianto. Il ritardo causato dallo stop ai lavori, però, ha spinto gli investitori a sfilarsi dall'operazione».
Fedi Impianti aveva già presentato ricorso contro la sospensiva, scattata dopo un controllo della Provincia, che aveva riscontrato il mancato inizio dei lavori entro il termine di un anno concesso dalle autorizzazioni. «Una forzatura» a detta dell’azienda, per una violazione prevista dalla legge sull’edilizia ma non da quella sugli impianti energetici. Questo il punto principale sul quale Fedi Impianti aveva fondato il ricorso presentato al Tar, che a marzo, senza entrare nel merito, aveva respinto l’istanza dell’azienda lamentando l’inammissibilità di un ricorso unico per quattro impianti distinti.
Adesso Fedi Impianti ha deciso di tornare sul “caso” San Miniato, portando la questione fino al Consiglio di Stato e presentando altri due ricorsi al Tribunale amministrativo, «per tutelare – dice Matteini – gli interessi di tutti i nostri soci, dei lavoratori e dei fornitori».
L’obiettivo primario è quello di un’azione risarcitoria, perché a prescindere dall’esito legale i quattro impianti per ora non si faranno. «Dovremo aspettare – dice l’amministratore – che i costi di costruzione si abbassino, tornando ad essere convenienti per gli investitori anche senza incentivi. L’attuale governo, tuttavia, ha dimostrato di voler frenare il settore delle rinnovabili».
Al di là dell’intricata questione del fotovoltaico sanminiatese, l’azienda considera la vicenda come una violazione alla certezza del diritto.
«La Provincia – ricorda Matteini – aveva revocato varie autorizzazioni a San Miniato. Noi avevamo scelto progetti che avevano tutte le carte in regole, sottoponendoli anche ad analisi legali per evitare eventuali ragioni ostative. Avevamo acquistato i terreni e perfino pagato circa 40mila euro di oneri al Comune. Poi è arrivato lo sgambetto».
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