Il dolore
Il mio “one man show” nel Teatro Stabile
Il detenuto-attore Arena alla prima di “Reality” svela il prossimo lavoro Lo vorrebbe portare in scena nella nuova struttura che dovrebbe nascere
POMARANCE. Essere o non essere. E lui non è più, almeno dentro, quel condannato per strage di camorra. E quello che sarà della sua vita, dopo i riflettori del grande cinema firmato Garrone, si chiama - o meglio si vorrebbe chiamare - Teatro Stabile. E si traduce nella voglia di dar vita ad un “one man show” proprio dentro quella struttura che dovrebbe nascere all'interno del carcere di Volterra. Da dove la seconda vita del detenuto-attore della Compagnia della Fortezza, Aniello Arena, è partita. Lo dice a Larderello alla prima di “Reality”, il film di Matteo Garrone che lo vede protagonista. L’ha detto qualche settimana fa a Volterra davanti al suo pubblico dell’Alta Valdicecina.
«Vedere il film con loro, rispondere alle domande, è l’esame più grande, perché riesco veramente a percepire quello che arriva del mio personaggio». Le reazioni del pubblico fanno pure arrossire lui che col suo accento partenopeo chiede al suo “maestro” Armando Punzo di “tradurre”, se il suo napolitanissimo dialetto non arrivasse alla gente. «Stiamo lavorando sodo sul nuovo spettacolo, sarà un “one man show” proprio sulla storia di Aniello, il titolo provvisorio è “Chi sono io” e gioca sul fattore delle Metamorfosi», svela Punzo, padrino della Compagnia della Fortezza e mentore del detenuto attore.
Nel 2001 scocca la scintilla tra lui e Arena che debutta nel mondo del teatro dietro le sbarre, un’avventura che il regista porta avanti da 25 anni, sparando il nome di Volterra nel mondo.
Ben oltre un centinaio di persone là al Teatro Florentia di Larderello, grazie alla Larderello Mare che mette a disposizione la struttura per la proiezione e il faccia a faccia. Sono tanti spettatori della porta accanto e diversi teatranti del territorio, come Marco Pasquinucci, regista di Officina Papage, compagnia stabile del Teatro dei Coraggiosi di Pomarance. «Ho letto un sacco di cose sul film e mi piace l’idea di vederlo con Arena: la cosa che più mi colpisce è l’evoluzione del detenuto-attore che attraverso l’arte riesce a mettere le mani sul proprio destino e a cambiarlo, fino a riscattarsi», commenta a caldo dalla sua poltroncina. Accanto l’amico e collega Roberto Raspollini, presidente dell’associazione “Diversissimi”. «Sono stato nei giorni scorsi alla prima di Volterra e adesso son tornato: io ho fatto alcuni lavori con Aniello e lo conoscevo come attore. Vederlo al cinema è stupefacente per la carica emotiva che riesce a trasmetterti. La sua storia va oltre il riscatto personale, dalla violenza si passa alla massima espressione di poesia, quasi una redenzione».
L’arte che sublima. Il “primo” Arena, quello del fine pena mai, della condanna all’ergastolo per la strage di Barra del 1992, che quasi si dimentica per lasciare spazio alla rivoluzione umana del detenuto. Come dice anche l’assessore alla cultura del Comune di Pomarance, Billy Cerry, che non si perde “la prima”.
«Vedi Arena e ti sembra di percepire pure Punzo: c’è una tale empatia tra i due e questo si percepisce pure guardando il film». Regista e detenuto attore. Un percorso seminato di successi che tira dentro tutto il territorio. Tanto che pure Pomarance si apre ormai da tempo alla collaborazione della Compagnia della Fortezza.
Nel dopo proiezione un leit motiv. Una riflessione tra il pubblico che accomuna. «Sei bravo Aniello, non pensavo, è la frase che mi dicono di più, sia in queste occasioni che quando cammino per strada», si lascia andare al commento l’attore. Lupetto nero, jeans, “sale in cattedra” insieme al suo mentore Punzo. E non può glissare sul futuro del suo lavoro teatrale in quel del Maschio di Volterra.
Un orizzonte puntato sul progetto del Teatro Stabile. «Io ora ho una borsa lavoro e con il centro di formazione e di ricerca artistica del Teatro Stabile avrei la possibilità di trasformare la mia passione in un lavoro serio», dice la sua. «E oltre al mio lavoro di attore si creerebbero anche altre figure professionali, all’interno del carcere, come scenografi, tecnici: per tutti noi sarebbe fondamentale che questo progetto mettesse veramente le basi».
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