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«Un intervento laborioso ho dovuto aprirle il torace»

CASCINA. «Signora, la situazione è grave e urgente. Abbiamo le ore contate e dovremo fare un intervento molto complesso e pericoloso. Purtroppo, non ci sono alternative». «Quante probabilità abbiamo...

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CASCINA. «Signora, la situazione è grave e urgente. Abbiamo le ore contate e dovremo fare un intervento molto complesso e pericoloso. Purtroppo, non ci sono alternative». «Quante probabilità abbiamo che l’operazione non riesca, dottore?». «Il venti per cento».

Lei, poco più di quarant’anni, vigile urbano di Cascina, in ottima salute fino qualche ora prima, in quel pomeriggio d’un mese fa, vedeva il mondo caderle addosso.

Il consulto con il fratello ortopedico, il ricovero all’ospedale di Cisanello in neurochirurgia, la risonanza, la diagnosi senza scampo: un’ernia dorsale calcificata.

«Impossibile intervenire per la via tradizionale, attraverso la schiena», spiega Paolo Lepori, il chirurgo specializzato in chirurgia spinale che l’ha operata assieme ad una efficiente equipe anestesiologica ed infermieristica.

«L’ernia era talmente grossa che avvolgeva tutto il midollo sui lati ed anteriormente. Occorreva quindi agire dal davanti , aprendo il torace, sgonfiare quindi un polmone asportare una vertebra e liberare l’ernia che stava “strozzando” il midollo. Ecco perché i disturbi erano stati, tra l’altro, così rapidi».

«Alla paziente ho subito chiarito lo stato delle cose – aggiunge nell’intervista rilasciata al nostro giornale – perché questo tipo di intervento è molto delicato ed in Italia viene effettuato solo in pochi centri neurochirurgici, ha bisogno di una notevole organizzazione e doverlo fare in urgenza rendeva il tutto ancora più complesso. Come faccio sempre, ho dovuto spiegare alla paziente le difficoltà e gli alti rischi che aveva l’intervento. Ma non esistevano alternative. Per fortuna, siamo una equipe preparata ad affrontare casi così complessi e i nostri 2 anestesisti, dottor Simoni e dottor De Masi, in questa circostanza hanno fatto un lavoro eccezionale».

«Siamo stati al tavolo operatorio diverse ore, abbiamo incontrato momenti delicati ma bisognava procedere, d’altra parte eravamo tutti lì per questo». Oggi la signora si sente bene, non sta dimostrando alcuna conseguenza anche se continua la convalescenza, conduce la vita come prima e racconta con sollievo la propria, drammatica ma felice esperienza.

«Ora si lamenta soltanto del dolore al torace – conclude Lepori – ma è comprensibile in quanto, per necessità, ho dovuto togliere una costola. Un ricordo che presto scomparirà. Quello che però mi ha umanamente colpito è che ha sempre dimostrato grande coraggio, l’ho vista consapevole del proprio stato, comunque fiduciosa in noi e, devo dire, questo è stato senz’altro un valore aggiunto. Ai colleghi e ai miei collaboratori, infine, un grazie particolare».

Gian Ugo Berti

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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