Sicurezza
Ronde dei cittadini contro i furti
L’ultimo “colpo” sabato alle 21,30 in un condominio: cassaforte presa a mazzolate, smurata e portata via
MONTOPOLI VALDARNO. Gruppi di giovani che scendono di notte nelle strade e affiancano i carabinieri nel controllo del territorio, perlustrando più volte i paesi alla ricerca di auto e individui sospetti, magari pronti a mettere a segno qualche “colpo”. Ai danni di abitazioni o di attività commerciali.
Chiamatele pure “ronde” quelle che domenica sera sono andate in scena per la prima volta nella frazione di Casteldelbosco, nel comune di Montopoli Valdarno. Un paese che si sente in balìa di ladri e malviventi, che non ne può più di incursioni e furti, anche in pieno giorno. Come se gli autori si considerassero facenti parte di una zona franca, in cui nessuno li può toccare e li può punire. Forse è l’idea che si sono fatti i cinque giovani dell’est europeo che hanno formato una vera e propria banda e che stanno ultimamente seminando insicurezza tra gli abitanti di mezzo comprensorio del Cuoio.
L’ultimo loro “lavoro” risale a sabato scorso, dove in un appartamento di un condominio a Casteldelbosco, hanno infranto la tranquillità di una famiglia di onesti lavoratori, rubando gioielli e denaro e facendo danni per complessivi 18mila euro. È infatti questo il bilancio del raid compiuto verso le 21,30, quando nell’abitazione in questione non c’era nessuno. Erano usciti per cena sia i coniugi che la loro figlia di 26 anni.
Dopo un’ora circa dall’uscita di tutti da casa, sono entrati in scena i ladri, sicuramente esperti e ben attrezzati. Uno ha aspettato in auto sotto il condominio e gli altri quattro si sono arrampicati fino a raggiungere il terrazzo del primo piano. Da qui, con un piede di porco o un altro arnese simile, hanno forzato la porta-finestra e sono entrati.
«Con ogni probabilità – ci racconta la figlia dei coniugi proprietari – avevano un cerca-metalli, perché in una manciata di secondi hanno inviduato il luogo della cassaforte. A quel punto, senza la minima paura di essere sentiti, scoperti e bloccati, hanno cominciato a prendere a mazzolate il muro buttandolo giù per smurare la cassaforte e portarla via, dando dimostrazione di una certa dimestichezza con i lavori edili. Nel frattempo, hanno anche arraffato alcuni gioielli e dei soldi. Ovviamente, a quell’ora, l’intero condominio è stato richiamato bruscamente dai fortissimi rumori provenienti dal nostro appartamento e tutti i vicini si sono allarmati pensando a qualcosa di grave. Alcuni si sono ritrovati sulle scale, altri fuori dal condominio. Ma per i ladri era come se tutto questo non esistesse. Terminato il loro lavoro, se ne sono andati, fuggendo a bordo dell’auto che li aspettava. Alcuni testimoni li hanno visti bene in faccia e saprebbero riconoscerli. I carabinieri lo sanno e hanno detto che probabilmente sono gli stessi responsabili di altri furti nelle zone limitrofe».
Alla luce del “modus operandi” dei ladri, la paura a Casteldelbosco sta aumentando. Anche perché si ha l’impressione di avere a che fare con persone prive di scrupoli. Da notare che hanno agito alle 21,30 di sabato in una casa dove è peraltro ben visibile l’impianto antifurto con sirena (non inserito però dai residenti).
«La nostra famiglia – prosegue la “vittima” del raid – è una famiglia di comuni operai. Non siamo cioè persone facoltose che potrebbero avere in cassaforte una cifra tale da giustificare un simile assalto. Da ciò consegue che chiunque può ritrovarsi in una situazione del genere, tanto che gli abitanti, terrorizzati, hanno deciso di correre ai ripari organizzando delle “ronde di quartiere” per domenica e lunedì scorsi, giorni in cui, peraltro, nell’intero paese è venuta a mancare l’illuminazione pubblica».
Domenica scorsa, appunto, si sono viste in giro le prime “ronde”. Una quindicina di giovani si sono messi d’accordo e nella tarda serata hanno cominciato a passare al setaccio, a bordo delle loro auto, le strade della frazione.
«Abbiamo intercettato una vettura con a bordo alcuni di quei cinque dell’est europeo – ci racconta una ragazza del gruppo –, probabilmente stavano studiando dove mettere a segno un altro “colpo”. Abbiamo cercato di sbarrarle la strada, ma non ci siamo riusciti».
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