Attenzione
Falaschi, credito dai lavoratori
Nuovo intervento del prefetto di Pisa sull’azienda Carrara (Filt-Cgil): «Ci sono impegni di pagamento»
PONTEDERA. Sono i lavoratori a far credito alla Falaschi. Dopo un primo accordo sulle scadenze per i pagamenti non rispettato dall’azienda, che gestisce il trasporto scolastico in molti comuni della provincia, ieri con la mediazione del prefetto di Pisa è stata raggiunta una nuova intesa. Un calendario di date che sarà determinante per scongiurare lo sciopero già proclamato per il 6 novembre.
Quattro le ore di sciopero per alzare i toni di una protesta che fino ad oggi ha fatto appello al senso di responsabilità. «Lo stato di agitazione resta confermato – afferma il segretario provinciale della Filt-Cgil Goffredo Carrara –. Venerdì faremo un’assemblea coi i lavoratori per valutare se rinviare la data dello sciopero e verificare il rispetto degli impegni presi della direzione della Falaschi Luca Srl». Oggi gli autisti dovrebbero riscuotere lo stipendio di settembre.
«Registriamo uno sforzo notevole del prefetto per portare l’azienda in tutti i modi a rispondere degli impegni presi – dice Carrara –. L’incontro si è concluso con nuovi impegni per il pagamento degli arretrati che non ci soddisfano pienamente perché lasciano alcuni margini di incertezza alla vicenda. L’azienda si è detta disponibile a stabilizzare anche i lavoratori che attualmente sono in carico alle agenzie interinali».
Il primo intervento del prefetto è dello scorso 21 settembre, quando si è fatto garante di ricomporre la vicenda. Una soluzione scritta nero su bianco, condivisa dal sindacato e l’azienda, che è saltata alla prima scadenza. La Luca Falaschi Srl ha dichiarato l’impossibilità di far fronte agli impegni assunti. La data era il 15 ottobre ma l’11 l’amministratore delegato ha annunciato che non avrebbe potuto onorare il pagamento. Ovvero la mensilità di settembre. Lasciando a date successive il resto degli arretrati, compresa la quattordicesima. Da qui la proclamazione dello sciopero.
«Non siamo di fronte a un’azienda finita in crisi perché produce beni o servizi fuori mercato - sottolinea Carrara -. In questo caso il lavoro c’è e si tratta di un servizio di rilevanza sociale. Insomma, siamo di fronte a una sorta di paradosso».
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