Il Tirreno

Pontedera

Addio gite e attività extra: la guerra dei prof

Addio gite e attività extra: la guerra dei prof

All’Iti è protesta contro il governo che vuole aumentare le ore di lezione: oggi incontro coi genitori

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PONTEDERA. Il personale docente e i bidelli dell’Iti Marconi di Pontedera si mobilitano in vista dell’aumento delle ore di servizio paventato dal Governo Monti.

Le Rsu d’istituto, infatti, si stanno preparando a un autunno particolarmente caldo: in ballo ci sono tutte le attività extrascolastiche. Come le gite, le visite guidate e i ricevimenti settimanali coi genitori. «Abbiamo intenzione di sollevare un bel po’ di polverone», entra nel merito la rappresentante sindacale Cgil Renza Colombini. Al centro delle critiche sta proprio la legge di stabilità, in discussione alla Camera, e le norme che riguardano la scuola. «Hanno intenzione di aumentare fino a sei ore il servizio del personale docente già in servizio, risparmiando così centoventi milioni di euro sull’istruzione».

In pratica, quasi il dieci percento dell’intera manovra finanziaria. «Ai lavoratori della scuola, considerati figli di un dio minore, si negano diritti fondamentali e si aumenta per legge l’orario settimanale di lezione di un terzo, senza prevedere alcun compenso aggiuntivo. L’istruzione pubblica, con l’ulteriore taglio di un miliardo di risorse, contribuisce da sola a pagare il nove percento del costo della manovra. I supplenti, che fino a oggi sono riusciti a barcamenarsi abbastanza, non lavoreranno più», puntualizza la Colombini. E, nella città della Vespa, all’Iti hanno pensato di protestare andando a intaccare appunto le attività extrascolastiche. «Cercheremo di ridurre o azzerare le attività che sono previste dal piano dell’offerta formativa: taglieremo i ricevimenti, e non faremo più gite. Chiaramente queste non sono prese di posizione contro gli studenti o i genitori. Anzi, tenteremo di coinvolgerli il più possibile nella nostra protesta».

Difatti, durante le operazioni di elezione dei rappresentanti dei genitori di sabato pomeriggio, i professori si prenderanno i dieci minuti iniziali, proprio per l’opera di informazione a studenti e famiglie. E per spiegare che, a causa dell’austerity, tutto ciò che non è lezione frontale in classe rischia di saltare.

«Se il Governo non apporterà modifiche, saremo l’unico Paese europeo in cui gli insegnati, oltre a correggere e preparare i compiti a casa, stanno ben ventiquattro in aula, senza retribuzione. Auspichiamo che ci sia una grande adesione alla nostra causa, che è poi la causa di tutti coloro che usufruiscono della scuola pubblica».

Jacopo Paganelli

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