Il Tirreno

Pontedera

Tre bare e un unico grande dolore

di Andreas Quirici
Tre bare e un unico grande dolore

Folla composta ai funerali della famiglia vittima dei funghi velenosi: in chiesa il figlio maggiore Andrea

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CASCINA. Tre bare di legno marrone. Simonetta Di Ruscio al centro e i genitori Lino e Luisa Trombretta ai suoi lati. Una famiglia distrutta da funghi velenosi, strappata all’amore dei figli Andrea, 12enne che è stato dimesso dall’ospedale da poche ore e che siede in prima fila tra il padre e lo zio e Diego, 7 anni, che è rimasto con un parente lontano dal dolore racchiuso nella chiesa di San Giorgio a Bibbiano. Volti increduli segnati da lacrime composte. Poche parole da parte di tutti, solo sguardi persi nel vuoto, fissi su quelle tre bare allineate sotto l’altare.

«La vita è così fragile. Cercate di viverla nel miglior modo possibile e con la massima concretezza. Basta davvero poco per vedersela scivolare dalle mani», ha spiegato durante l’omelia don Antonio Simoni, parroco di San Giorgio, che ha celebrato la messa insieme a don Luigi, un prete di Lucca amico di famiglia. Una riflessione per tutti i presenti, ma soprattutto per i tanti giovani allineati lungo la chiesa, vicini ad Andrea. I suoi compagni di scuola e gli amici di sempre non sono voluti mancare al momento di massimo dolore del ragazzo. Alla fine della cerimonia, lo hanno stretto in un abbraccio collettivo fuori dalla chiesa in cui ogni tanto si vedeva sbucare la sua cresta di capelli scurissimi e ingellati.

Andrea è rimasto seduto in mezzo al padre Marco Bellomo e allo zio Massimo durante la celebrazione. Insieme a quest’ultimo anche i cugini, Maurizio e Daniela, quasi coetanea di Simonetta, con la quale è cresciuta fin da bambina. A lei è toccato il compito di accompagnarla, insieme agli zii nel loro ultimo viaggio. La donna osserva le bare, riceve baci e abbracci con un sorriso velato, quasi inerme davanti a tanto affetto. Sembra stremata dopo giorni di telefonate infinite, innumerevoli confronti con i dottori e la speranza sempre meno forte che il batterio-killer risparmiasse qualcuno della sua famiglia.

Invece, solo Andrea si è salvato da quella «tragedia autentica che non ha colpito solo la famiglia Di Ruscio, ma anche tutta San Giorgio e l’intera comunità cascinese», ha detto all’inizio della messa don Antonio. Un’improvvisa tragica coincidenza davanti alla quale sono rimasti senza parole i tantissimi parenti giunti per salutare per l’ultima volta Lino, Luisa e Simonetta.

La famiglia era originaria della zona di Frosinone. Un nipote di Lino, che abita in Francia da anni ormai, non riesce ancora a credere a quello che è successo: «Mi sembra impossibile. Mio zio era un contadino, prima di cambiare lavoro e mettersi a manovrare gru. Era un grande conoscitore della campagna e delle sue insidie. Aveva una grande cultura contadina e tantissime nozioni che non mancava mai d’illustrarci ogni volta che c’incontravamo. Ma hanno fatto a finire quei funghi sulla tavola preparata per la cena?». Una domanda che un po’ tutti si fanno, mentre le tre bare escono una a una dalla chiesa per essere sistemate ciascuna in un carro funebre diverso, parcheggiati davanti all’ingresso principale. La folla osserva in silenzio. Si stringe attorno a quel che resta della famiglia di Ruscio e riserva un applauso ciascuno per Lino, Luisa e Simonetta. «Come hanno fatto a mangiare quei funghi maledetti? », è il commento generale.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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