Sicurezza
Falaschi, adesso si fermano gli scuolabus
Proclamato lo sciopero: quattro ore il 6 novembre in tutta la provincia di Pisa. I dipendenti reclamano gli stipendi
PONTEDERA. Pronti a scendere dallo scuolabus. Quattro ore di sciopero, il 6 novembre, per alzare i toni di una protesta che fino ad oggi ha fatto appello al senso di responsabilità. «È da giugno che non riscuoto. Adesso i debiti ce li ho anch'io. E come me sono in tanti ad essere esasperati. Chi più chi meno siamo tutti sulla stessa barca». A parlare è uno dei tre autisti della Luca Falaschi Srl. Una rappresentanza ristretta, ma compatta, dei circa cento addetti che gravitano in provincia di Pisa. Sono seduti al fianco dei sindacalisti della Filt-Cgil e da questa postazione annunciano il salto di qualità dello stato di agitazione.
Non è bastato neppure l’intervento del prefetto, che lo scorso 21 settembre si è fatto garante di ricomporre la vicenda. La soluzione scritta nero su bianco, condivisa dal sindacato e l’azienda, è saltata alla prima scadenza. La Luca Falaschi Srl ha dichiarato l’impossibilità di far fronte agli impegni assunti. La data era il 15 ottobre ma l’11 l’amministratore delegato ha annunciato che non avrebbe potuto onorare il pagamento. Ovvero la mensilità di settembre. Lasciando a date successive il resto degli arretrati, compresa la quattordicesima. «Sembrava che la situazione fosse stata ripristinata - dice Antonio Mazza della segreteria provinciale Filt-Cgil -. Invece, siamo punto e a capo. La colpa dall’azienda viene addossata agli enti locali per il ritardato pagamento delle fatture».
Eppure nella provincia di Pisa della ventina di Comuni che hanno affidato il trasporto scolastico alla Luca Falaschi Srl solo un paio sono risultati indietro con i pagamenti. Una cifra che a fine settembre si attestava nel complesso a poco più di 300mila euro. A Fauglia il conto è nell’ordine dei 60mila. «Siamo in colpa, ma non abbiamo i soldi - dice il sindaco Carlo Carli -. Le risorse al Comune arrivano con il contagocce e siamo impegnati a distribuirle un po‘ a tutti i fornitori. Ma se un’azienda della dimensione della Falaschi non regge un ritardato pagamento di quest'ordine allora è bene che chiuda. Non possono rimetterci i lavoratori. Comunque in questi giorni abbiamo provveduto a pagare una prima tranche da 10mila euro». Sull’altra sponda della provincia c’è il conto più salato. A San Giuliano Terme, attraverso la società in house Gest, è di 245mila euro. «Abbiamo definito un piano di rientro - afferma il sindaco Paolo Panattoni -. E le rate le stiamo pagando regolarmente».
Al di là dei ritardi, per il segretario provinciale della Filt, Goffredo Carrara, le istituzioni «sono distratte, non seguono la vicenda. Abbiamo inviato una lettera a tutti i sindaci della provincia perché si avvalgano della possibilità di legge in qualità di stazione appaltante di sostituirsi all'azienda nel pagamento degli stipendi». Da qui la misura della distrazione. «Di tutti i sindaci ci ha risposto solo quello di Vecchiano. Dagli altri arriva solo un gran silenzio. La classe politica è distratta». La soluzione, a norma di legge (Dpr 207/2010) prevede di pagare direttamente gli autisti che in questo caso si fanno carico da mesi di garantire un servizio di pubblica utilità pur senza riscuotere lo stipendio.
L’obiettivo non dichiarato è di trovare una ricomposizione prima del 6 novembre. Altrimenti, quel giorno gli autisti scenderanno dagli scuolabus dalle 7 alle 11. Stop di quattro ore a fine turno anche per gli impiegati e gli addetti all’officina. «Non siamo di fronte a un’azienda finita in crisi perché produce beni o servizi fuori mercato - sottolinea Carrara -. In questo caso il lavoro c’è e si tratta di un servizio di rilevanza sociale. Insomma, siamo di fronte a una sorta di paradosso. Dobbiamo ringraziare il prefetto per l’impegno, ma vogliamo anche richiamare gli altri interlocutori ad assumersi le proprie responsabilità».
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