Sicurezza
Il medico ha capito subito ma era già troppo tardi
Il dottor Carlo Antonio Bracci, ha visitato a casa Simonetta Di Ruscio giovedì pomeriggio. «Le ho detto che non c’era tempo da perdere»
CASCINA. «Ho capito subito quando ho visitato Simonetta, che era l’unica della famiglia ad essere mia paziente, che i funghi erano velenosi e che dovevano andare subito al pronto soccorso».
Il dottor Carlo Antonio Bracci, medico di base a Cascina, è stato il primo a vedere i coniugi e la figlia quando ormai il loro destino era segnato. Racconta come ha capito che erano in pericolo.
A che ora di giovedì lei è stato chiamato?
«Mi ha chiamato Simonetta alle 16 circa di giovedì 18. Avevano già parlato con il 118. Purtroppo, non mi hanno chiamato la mattina di giovedì quando forse, ma ricordiamoci che l’amanita è un fungo che non perdona, si poteva tentare di fare qualcosa. Simonetta credo che giovedì mattina sia andata al lavoro».
Come stavano?
«“Ho mal di pancia”, mi ha detto quando sono arrivato a casa. Il padre era in giardino, la madre era in bagno proprio per le conseguenze dei funghi che avevano mangiato ormai da molte ore, la sera precedente. In casa c’era la cugina Daniela. Ho visitato Simonetta, le funzioni vitali erano buone, così come il cuore e la pressione». La donna però aveva un atroce mal di pancia che non accennava ad attenuarsi con il trascorrere delle ore. Anche i genitori avevano gli stessi sintomi, un forte mal di stomaco e problemi intestinali».
Cosa ha consigliato di fare?
«Ho detto a Simonetta che dovevano andare subito all’ospedale, che non c’era tempo da perdere. Magari se mi avessero chiamato la mattina o poche ore dopo che avevano mangiato quei funghi. L’amanita non perdona, bastano dodici ore. E quando io ho visitato Simonetta era già passato troppo tempo. Loro mi hanno detto che avevano chiamato il 118, ma ormai c’era poco da fare».
Quando Simonetta e i genitori si sono rivolti a lei erano già destinati alla morte?
«In trentacinque anni di professione non ho mai visto niente del genere. Voglio anche dire, specialmente dopo avere letto i giornali di stamani (ieri, ndr) che anche se il 118 avesse inviato un’ambulanza la situazione non sarebbe cambiata. A quel punto era tardi. Hanno aspettato troppo a rivolgersi ai medici e ad andare all’ospedale».
Il problema è stato sottovalutato?
«Purtroppo, credo di sì. Conoscevo bene Simonetta. Era diventata una mia paziente quando si era sposata. Lo erano già i familiari del marito e così anche lei è venuta da me. Sono rimasto molto colpito da questa vicenda. Voglio esprimere le mie condoglianze alla famiglia».
Una storia incredibile, per cosa avevano scambiato quei funghi killer?
«Credo di avere capito che loro li hanno scambiati per ovuli, qualcuno gli aveva detto, così mi è parso di capire, che erano buoni. Ma l’amanita, si sa, può essere confusa con varie specie e quando qualcuno la mangia si sa altrettanto bene a cosa va incontro».
Il bambino di 12 anni, Andrea, è salvo per un miracolo. Lui i funghi li ha solo assaggiati. E questa è stata la sua salvezza. Altrimenti oggi il già pesante bilancio sarebbe ancora più grave, i Di Ruscio piangerebbero quattro persone.
Sa se anche i genitori di Simonetta avevano chiamato il loro medico?
«Non lo so. Io, come vi ho detto, ho visitato solo Simonetta e le ho detto di correre immediatamente al pronto soccorso».
Ieri i risultati degli esami tossicologici, arrivati da Firenze, hanno confermato che sono morti per avvelenamento causato dal micidiale fungo.
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