Sicurezza
«Una tassa fissa che ogni anno miete le sue vittime»
Intervista al professor Filipponi, che ha curato padre e figlia ed eseguito il trapianto alla madre deceduta ieri sera
PISA. «Una tassa fissa che si paga ogni anno, un’ipoteca messa sull’imprudenza». Così il professor Franco Filipponi, direttore del reparto di chirurgia epatica e trapianti di fegato dell’Aoup, vede l’ennesima strage familiare a causa dell’ingestione di funghi. «Ad ottobre-novembre - spiega - questo con i casi gravi o mortali di gente avvelenata dai funghi è un appuntamento fisso. Ed è purtroppo un fenomeno in crescita: si registra il 400% di aumento intossicazioni che poi diventano letali. Dire di stare attenti sembra banale e noi non facciamo altro. Sarebbe bastato che la signora avesse atteso qualche giorno a mangiare questi funghi e li avesse portati all’apposito sportello dell’Asl, ma evidentemente sbagliarsi è facile».
Si può scampare a questi avvelenamenti professore?
«Purtroppo il veleno della falloide è terribile, brucia tutto quel che trova su suo cammino. Entra in ballo il cosiddetto circolo enteroepatico: le tossine arrivano in un tratto specifico dell’intestino, dove si produce la bile, e non escono più. Da lì attaccano i reni, colpendone la funzionalità, poi il fegato, quindi il cervello...».
Quali sono i sintomi?
«Malessere, vomito, diarrea: possono iniziare quattro-cinque ore dopo aver mangiato i funghi. La signora aveva cucinato i funghi per cena e la famiglia si era svegliata il giorno dopo, giovedì, in preda al malessere. Sono arrivati da noi coscienti, tranne la madre della signora, Luisa Trombetta, che era già intubata. In poche ore però la situazione è degenerata: prima è spirata la figlia, domenica pomeriggio, poi il padre, nella notte fra domenica e lunedì, alle 4.30, tutti e due uccisi da un attacco cardiaco causato dall’avvelenamento. Dovevano essere trapiantati ed erano già disponibili gli organi, grazie alla generosità dei familiari di due persone spirate nelle stesse ore per altre cause, ma purtroppo non è stato possibile».
Nella notte è stato eseguito invece il trapianto per la madre di Simonetta, Luisa Trombetta, ora ricoverata nel reparto di anestesia e rianimazione del trapianto di fegato. L’intervento è stato eseguito dall’équipe di chirurgia epatica e del trapianto di fegato, diretta dal prof. Filipponi. «Le condizioni della signora - conclude Filipponi - ora in coma farmacologico, restano comunque molto gravi». La donna è poi morta ieri sera.
Il maggiore dei bimbi della mamma scomparsa, dodici anni, ricoverato in clinica pediatrica, che ha mangiato solo una piccola quantità di funghi, è rimasto intossicato fortunatamente in maniera più lieve. Ignora, e con lui anche il fratellino, che ha nove anni, che la mamma e i nonni non ci sono più..
Ieri il padre, che vive separato da loro ma ha un buon rapporto con i bimbi, ha incontrato in pediatria uno psicologo che lo aiuterà a raccontare e a spiegare ai suoi piccoli, privati dei beni più cari, l’amara verità.
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