Sicurezza
Senz’acqua da mesi, ora sfrattati
Il calvario di una famiglia di Castelfranco, che rivolge un appello pubblico
CASTELFRANCO. Ha tempo ancora poche ore per fare le valigie. Il padrone di casa le ha già annunciato che fra pochi giorni lei, suo marito Sougou e i suoi due figli saranno messi alla porta.
Non sa cosa sarà della sua famiglia, e nonostante l'impegno di Comune e assistenti sociali i prossimi giorni saranno sicuramente i più difficili della sua lunga presenza in Italia.
«Vivo qui ormai da dieci anni e mio marito da venti, ma è la prima volta che ci troviamo in una situazione del genere. Mio marito ha perso il lavoro due anni fa, quando è nato il nostro secondo bambino, solo per avermi accompagnata all'ospedale. Ci siamo rivolti ai sindacati, abbiamo vinto il processo a Pisa ma ancora non abbiamo avuto neanche un minimo risarcimento. Viviamo in condizioni assurde, senza mezzi di trasporto, senza riscaldamento e soprattutto senza acqua: ogni notte siamo costretti a rifornirci alle fontanelle comunali. Da quasi un anno non abbiamo l'acqua in casa e crescere due bambini di sette e due anni in questo modo non è possibile».
La famiglia Mbaye, originaria del Senegal, da anni vive nel comprensorio del Cuoio, e dopo aver abitato per un periodo a San Miniato nel periodo in cui Sougou lavorava per la Scardigli Pozzi, si è poi trasferita a Castelfranco.
L'amministrazione comunale ha preso a cuore la questione, cercando di trovare una soluzione che però ancora non arriva.
«Ci hanno spiegato che a Castelfranco le case popolari – conclude Aisha – sono già tutte occupate. Non ci si abitua mai a vivere in queste condizioni, ma anche le soluzioni consigliateci dall'assistente sociale purtroppo non sono praticabili: ci sarebbe un appartamento a Marti, che però è davvero troppo piccolo per una famiglia di quattro persone. Non si possono crescere due figli in un monolocale, e tra l'altro senza possibilità di spostarci sarebbe anche difficile andare a scuola per il bimbo più grande, che fa la seconda elementare qui a Castelfranco. Ho parlato col sindaco molte volte, e anche se siamo arrivati a questo punto senza trovare una sistemazione alternativa voglio ancora sperare che non tutte le speranze siano finite. Ancora per pochi giorni abbiamo tempo per far conoscere la nostra storia, speriamo che qualcuno possa darci una mano».
Nicolò Colombini
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