Il Tirreno

Pontedera

Quel ballo e poi l’abbraccio con Eduardo

Quel ballo e poi l’abbraccio con Eduardo

Gli aneddoti di una scintillante carriera raccontati dal marito e uomo di teatro Beppe Menegatti

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SAN MINIATO. Espone con pragmatica levità, la signora Fracci. La dolcezza del tono di ogni parola si affianca alla granitica risolutezza di chi è abituato a convivere con rigide discipline, a conseguire lontanissimi traguardi dopo sforzi immani, a competere con aspettative che non hanno mai fatto sconti («Già ai tempi della Scala ero la secchiona, quella che arrivava per prima e andava via per ultima. I risultati sono arrivati, ma non è stato facile. Di fronte al pubblico non si può bluffare. Mai»). Invece Beppe Menegatti il suo fiorentino colto lo mette volentieri a disposizione di una frizzante verve da “toscanaccio” che, come accade nelle più riuscite commedie, impasta e sintetizza la facezia colorita con la riflessione profonda, la satira sferzante con il giudizio netto, ficcante, definitivo. Così affini, così diversi, i temperamenti dei signori Menegatti. Lui è un trascinatore, lei a volte con lo sguardo sembra volergli suggerire una misura. Beppe tira dritto, e fa bene: sa come si conquista un pubblico. Qui all'auditorium, nessuno si perde una sillaba di quei suoi abbacinanti ricordi, di quella clamorosa aneddotica proveniente dal bagaglio della loro vita di coppia. Ecco, il pubblico: il vero amore di un artista. Dice Carla: «È la gente che hai davanti che devi conquistare replica dopo replica, stagione dopo stagione, teatro dopo teatro. Devi arrivare ai loro occhi con sentimento, con un'espressività che deve essere intelligibile da subito. Noi ballerini non abbiamo la parola, solo il movimento. E i nostri personaggi li viviamo ogni sera in modo diverso».

Parlando di grandi partner, Beppe può fare il nome di Eduardo. «Sono un fortunatissimo uomo di teatro. In vita mia ho avuto la fortuna di incappare in tre, quattro cose formidabili. Tra queste, c'è l'incontro con Eduardo. Da ragazzino, pur di vedere lui assieme a Titina e Peppino, che erano qua a Firenze, disertai l'adunata del sabato fascista, e fui pure degradato. Dopo, avremmo lavorato insieme per quattro anni di fila. Un giorno mi disse: Beppe, per questa “Filumena Marturano” che prepariamo per la Rai, vorrei fare un finale danzato assieme a Carla. Lei, felicissima, accettò all'istante. Lui per l'occasione tirò fuori “la poltrona di Titina”, l'originale, che da anni se ne stava in deposito, lontana dalle scene. Carla e Eduardo danzarono insieme nel finale, poi si abbracciarono».(a.l.)

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