La manifestazione
Perseguita la ex, patteggia la pena
Il difensore chiede la revoca degli arresti domiciliari ma il giudice la respinge
PONSACCO. Dall’amore alla persecuzione il passo è stato breve. E per la donna, molestata dall’ex, alla fine la vita era diventata un inferno. Il solito copione: le telefonate di minaccia prima nei confronti della donna e poi della figlia di quest’ultima. Alla fine, quando l’uomo ha capito che la relazione era al capolinea e lì sarebbe rimasta, la violenza verbale è esplosa in quella fisica. Situazioni sempre più frequenti e che si trascinano spesso per la paura che imprigiona le vittime, per l’ansia di poter peggiorare i rapporti.
A farne le spese della gelosia dell’uomo incapace di accettare la fine della relazione, come è facile intuire, è stata la ex che è stata presa a calci e pugni. Percosse che hanno causato alla donna, tormentata dal’ex compagno, traumi al torace, ematomi e lesioni varie giudicate guaribili in 20 giorni. Ma se le ferite fisiche il tempo le ha guarite più difficile sarà dimenticare le minacce di morte e lo stato d’ansia in cui si è trovata a vivere. Questa situazione, come è emerso al processo, le aveva procurato guai anche sul lavoro. Era stata licenziata dall’anziano che accudiva come badante in quanto l’ex molesto aveva minacciato anche il figlio del datore di lavoro.
Una sequenza di episodi uno più grave dell’altro sfociati nell’arresto di Alexandru Cosman, 43 anni, originario della Romania e ora residente a Pontedera in via Vittorio Veneto.
L’uomo, che ha diversi precedenti penali, nel marzo scorso, dopo che aveva aggredito e picchiato la sua ex era stato arrestato e successivamente aveva ottenuto la misura degli arresti domiciliari.
Misura questa che lo ha tenuto lontano dalla donna più volte minacciata di morte, così come la figlia. Ad entrambe l’imputato ha pure “promesso” di incendiare le auto di famiglia se la donna non avesse accettato di riprendere la relazione con lui.
La vittima della persecuzione ha chiesto aiuto, ha raccontato il suo disagio ma non è riuscita ad evitare che l’uomo la picchiasse.
Al processo, che si è svolto in questi giorni in tribunale a Pontedera, l’uomo ha chiesto ed ottenuto di essere ammesso al patteggiamento: dieci mesi di reclusione.
Il suo legale ha chiesto la revoca della misura degli arresti domiciliari. Revoca che il giudice Angelo Perrone non gli ha concesso tenuto conto della personalità dell’imputato e dei numerosi precedenti penali.(s.c.)
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