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Giovani Sì, un nuovo bando per metter su casa in proprio

PONTEDERA. Ci sono i single, una ragazza-madre, ma anche la famiglia di giovani marocchini con un figlio di 15 mesi. Sono alcuni di quelli che sono riusciti a ottenere il contributo all’affitto da...

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PONTEDERA. Ci sono i single, una ragazza-madre, ma anche la famiglia di giovani marocchini con un figlio di 15 mesi. Sono alcuni di quelli che sono riusciti a ottenere il contributo all’affitto da parte della Regione Toscana nell’ambito del progetto Giovani Sì. Ragazzi tra i 25 e i 34 anni che hanno partecipato al primo bando, pubblicato lo scorso dicembre, ricevendo tra i 150 e i 350 euro di aiuto per abbandonare il nido e spiccare il volo. Lasciandosi alle spalle la storica definizione di “mammoni” o quella più recente di “bamboccioni”. Da lunedì scorso (con scadenza il prossimo 21 dicembre) è aperta la seconda tranche del bando regionale, a cui si può partecipare consultando il sito www.giovanisi.it oppure rivolgendosi agli sportelli del Comune di Pontedera, del Poliedro e dell’Unione dei Comuni.

«Ho presentato la domanda l’ultimo giorno utile – racconta Alessandra Valente, 27 anni e mamma single di una bimba di 15 mesi –. Non pensavo di ottenere il contributo, ma ce l’ho fatta. Prima vivevo con i miei a Cascina, dove lavoro in un centro di elaborazione dati. Oggi abito in una casa di 73 metri quadrati a Pontedera, pagando un affitto di 600 euro e ricevendo un contributo di 350 euro. Ho realizzato un mio sogno che cullavo da anni. Anche prima di diventare mamma. E adesso che vivo da sola, avrò accesso anche ad altre agevolazioni sociali, come le rette dell’asilo per mia figlia».

Per ottenere il contributo servono determinati parametri Isee ed essere residenti in Toscana da due anni. Fatta la domanda se la risposta è affermativa, riporta anche l’importo che si riceverà per i tre anni, si cerca casa, si stipula il contratto di affitto e si ricevono sei mesi di contributo.

«È giusto che i ragazzi ricevano aiuto – spiega l’assessore alla Casa, Marco Cecchi – perché si dà loro la possibilità di cominciare la propria strada». In tempi come quelli attuali, però, non è semplice nemmeno con i contributi: «Vivevo con mia madre – spiega Fabrizio Bracaloni, 35 anni, 34 quando ha fatto la domanda – e ora abito da solo. Pago 600 euro di affitto e ho un contributo di 250 euro, ma sono precario da sei anni, una settimana fa mi è scaduto il contratto di lavoro interinale e adesso sono disoccupato».

Bakadir Zakia ha 25 anni, un impiego precario in un calzaturificio, un marito che fa lavori saltuari e un figlio di 15 mesi. «Prima abitavamo con la mia famiglia a Pontedera – racconta la giovane marocchina, da sette anni in Italia –. Ora dobbiamo cominciare a camminare con le nostre gambe, anche se sappiamo che non è per niente facile».

Andreas Quirici

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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