Il Tirreno

Pontedera

«Noi, col posto fisso per soli sette mesi, ci sentiamo precari»

«Noi, col posto fisso per soli sette mesi, ci sentiamo precari»

I part-time verticali di Piaggio formano un Comitato. Danno battaglia ad azienda e sindacato: chiediamo certezze

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PONTEDERA. «Siamo precari, anche se abbiamo un contratto a tempo indeterminato. Ma non abbiamo ammortizzatori sociali, né indennità di disoccupazione: l’Inps e lo Stato non sanno neppure chi siamo».

A parlare così è un gruppo di dipendenti della Piaggio, i cosiddetti part-time verticali. In azienda sono oltre duecento i contratti di questo tipo. Una decina di loro ha dato vita a un Comitato con l’intento di avere più tutele e maggiore trasparenza sui loro contratti. E su quelli dei lavoratori a tempo determinato. Gli stagionali.

Lavorano sette mesi l’anno. «Anche se prima il periodo di utilizzo era più lungo – raccontano – E, soprattutto, grazie ai meccanismi previsti dal nostro contratto integrativo, c’erano possibilità di trasformazione di un contratto che, alla fine ci fa sentire precari».

L’integrativo è scaduto a dicembre dello scorso anno. In questi mesi c’è stato un braccio di ferro tra le sigle sindacali sugli argomenti che dovevano entrare a far parte della piattaforma. C’è stato un referendum, inutile, perché la gente non è andata a votare e il quorum non è stato raggiunto. «Con la vacanza contrattuale – spiegano i membri del Comitato che oltre ai part time verticali cerca di convogliare anche i precari, – c’è solo la tutela economica, ma fino a che non sarà discussa la nuova piattaforma, per noi diventa tutto difficile: abbiamo mutui, bollette da pagare, figli da mandare a scuola proprio come tutti gli altri dipendenti a tempo pieno».

Se la prendono prima di tutto con i sindacati.

«Vogliamo che finisca – dicono, quasi in coro – la gestione clientelare dei passaggi da un contratto all’altro. Vogliamo che l’anzianità di servizio all’interno dello stabilimento di Pontedera, abbia un significato, abbia un peso, quando c’è da decidere a chi prolungare un contratto».

Dicono di aver chiesto ai dirigenti della Piaggio, responsabili del personale, un incontro. Ma che ancora non hanno avuto risposta. «Vogliamo chiedere chiarezza e trasparenza sui nostri contratti – spiegano – sul tempo di impiego. Con sette mesi di lavoro l’anno non abbiamo i requisiti per accedere alla disoccupazione, ad altri ammortizzatori sociali. Ma non possiamo neppure pensare di fare altri lavori, nel perioro in cui Piaggio non ha bisogno della nostra prestazione: perché potrebbero chiamarci da un giorno all’altro. E se non rispondiamo, perdiamo il contratto».

Sono arrabbiati. Con tutti. Con i vertici aziendali, con i sindacali che dovrebbero rappresentarli. «Cosa vogliono fare di noi? Cosa ci riserva il futuro?», sono le domande più ricorrenti. Il loro obiettivo è quello di discutere, nel prossimo integrativo, le modalità su come poter abolire questa figura contrattuale. «Che – sottolineano – ci rende precari nelle modalità e nel salario».

Hanno un programma da seguire: prima un incontro con i responsabili del personale in azienda; poi con i loro sindacati. Infine una serie di iniziative da mettere in atto: «Ci incontreremo nei prossimi giorni, cercheremo di far numero, di mettere a fuoco i nostri obiettivi, le strategie per perseguirli. E poi, faremo un’iniziativa per coinvolgere il resto della città in questa battaglia che non può lasciare insensibile un intero territorio»

Emilio Chiorazzo

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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