Il dolore
Sarti, memorie di una saracinesca
Al portiere il “Tartufo d’oro”: «Una volta Agnelli mi ringraziò... per una papera»
FORCOLI. “Giuliano Sarti, esempio nello sport, campione nella vita”, recita la targa che il sindaco di Palaia Alberto Falchi, con lo sguardo emozionato di chi tifa viola da una vita, consegna al grande campione di calcio, portiere di mitiche formazioni, a cui l'amministrazione palaiese e la Mostra del Tartufo di Forcoli hanno consegnato, venerdì sera, il “Tartufo d'oro”. Al microfono, la parlata emiliana elegante, rotonda, Sarti, classe 1933, definisce la sua strepitosa carriera (difendendo i pali di Juve, Fiorentina e Inter ha accumulato numerosi record, tra cui il fatto di essere il primo e unico portiere italiano ad aver disputato quattro finali di Coppa dei Campioni) «una lunga cavalcata». Ricorda i tanti momenti belli ma anche quelli bui, che ancora non è riuscito a perdonarsi del tutto. La ferita più dolorosa la chiama «quel brutto errore». Si riferisce al campionato ‘66-‘67, alla famosa “papera” che nell'ultima giornata costò lo scudetto all’Inter. «Quando poi arrivai alla Juve, l'avvocato Agnelli, per ridere, mi ringraziò: “Grazie per quella domenica là, Sarti”. E lui, serissimo: «Che sia la prima e ultima volta che me lo sento dire, avvocato». Agnelli seguì il deciso consiglio. Ha giocato contro Pelè («Ma il più bravo di tutti, per me, resta Di Stefano»), ai tempi in cui i portieri potevano permettersi di parare senza guanti («Io non li ho mai portati, mi pareva togliessero la giusta sensibilità»), e ancora oggi, ogni domenica, o in occasione di gare importanti, puntualmente, le emittenti televisive e radiofoniche (soprattutto della sua amata Firenze, dove vive) lo chiamano per avere opinioni, giudizi, pagelle, riscontri. Lui risponde, affabile, ricorrendo, quando serve, alla sua memoria di ferro, capace di snocciolare date e nomi precisi come una parata di Gigi Buffon («Anche lui un portiere “geometrico”, come me. Però è lui il migliore di sempre»). In tanti gli chiedono una mano per scrivere un libro sulla sua storia, ma lui, gentilmente, declina: «I giornalisti spesso enfatizzano, ingigantiscono. I ricordi preferisco tenerli per me».
Andrea Lanini
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