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Sobria e metropolitana, la pelle si anima

di Manolo Morandini
Sobria e metropolitana, la pelle si anima

Presenze in aumento alla fiera internazionale di Bologna: tutte le novità presentate dalle aziende del distretto del Cuoio

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INVIATO A BOLOGNA. «Tornerò a casa più contento di quando sono partito». L’imprenditore santacrocese Massimo Boldrini tira le somme dell'edizione autunnale di Lineapelle, la tre giorni del settore cuoio pelle che si chiude oggi alla Fiera di Bologna. Non si nasconde le difficoltà, ma non rinuncia all’ottimismo. Un’iniezione di fiducia, che promette ordini e contratti per le collezioni autunno inverno del 2013-2014. «La qualità dei contatti la misureremo al rientro – dice Boldrini, titolare dell’azienda La Perla Azzurra -, ma in fiera c’è tanta gente. Abbiamo rivisto persone che alle passate edizioni erano mancate. Può essere sia un segnale di ripresa che di ritorno ai fornitori di sempre dopo aver provato ad affacciarsi su mercati alternativi».

Bianco e nero, pieno e vuoto, dorature e iridescenze di stampo metropolitano. Effetti plastici e temi caldi. C'è un po’ di tutto nelle tendenze dell'inverno 2013-2014. Uno spettro di colori e di effetti non troppo marcati con cui gli imprenditori del Comprensorio declinano l'oro del distretto per il mercato internazionale. Tra i padiglioni del polo bolognese l'odore di pelle e cuoio investe appena varcata la soglia. Dentro c’è un gran bazar. Un brulicare di persone, colorate e internazionali, con gli occhi puntati sulle centinaia di stand, ben 187 quelli targati Santa Croce e Ponte a Egola.

Lineapelle capita nel momento giusto. Nel calendario le sfilate dell'alta moda sono finite da una settimana. Giusto una pausa, quanto basta per presentarsi a Bologna con i pensieri già rivolti alla stagione autunno inverno del prossimo anno. Lo dimostra l'affluenza di visitatori. L’imprenditore Massimiliano Senesi, dell’azienda Marca Toro, dà il segno di un ritrovato interesse. «È tornato un vecchio cliente spagnolo, ha un suolificio, ma da anni non si faceva vedere». «C’è più gente – conferma Luigi Caroti della Conceria 800 –. Si lavora a ritmi serrati». Presenze qualificate, pochi curiosi. E tra quest’ultimi per alcuni imprenditori ci sono soprattutto i cinesi. «Vengono per copiare», dicono. «Il lusso va forte – dice Andrea Dolfi, della Caravel specializzata in pitoni e altre pelli di tendenza –. La ricerca è quella che ci permette di continuare a lavorare. Rinnoviamo gli articoli ogni 30 giorni, quando nel passato il ritmo era di quattro volte all'anno». Il segreto? «Abbiamo degli stilisti interni – sostiene - e delle persone in giro per il mondo che registrano le tendenze e portano in azienda nuove idee, che poi sviluppiamo». Le dinamiche per prezzi e prodotti le svela Leonardo Valori, della Valori Srl. «Sono le grandi firme a fare il mercato e determinarne le tendenze – dice –. Tutti gli altri si adeguano». Che cosa sta cambiando? «La qualità ormai è data per scontata, a fare la differenza è il servizio. In azienda abbiamo più personale per seguire i clienti che alla produzione». La moda e lo sforzo d'innovazione per chi non ha l'occhio allenato è visibile soprattutto sui pitoni. All’Anaconda sono riusciti a creare pelli in cui le geometrie tra le squame sono disegnate con la lana. Poi c’è il pitone che non scolora. E quello patchwork, «che permette di superare i limiti della dimensione del pitone e di ridurre al minimo lo spreco», dice Sandra Testai. Per chi ha una produzione classica la ricetta prova a darla Simone Remi, presidente del Consorzio Vera pelle conciata al vegetale. «La qualità del prodotto ormai è un concetto assodato per le nostre realtà. Dobbiamo puntare a vendere una cultura della pelle perché non siamo più in grado di fare grandi produzioni. Queste si sono spostate altrove».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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