Gioco
Colori e fantasia, silenzio parlano gli artisti anti mafia
PONTEDERA. Sono partiti da Pontedera, dall’Alta Valdera e da Volterra alla volta della Campania. Le loro armi? Pennelli, bombolette spray, scalpello, video camera e fantasia: ecco gli artisti anti-maf...
PONTEDERA. Sono partiti da Pontedera, dall’Alta Valdera e da Volterra alla volta della Campania. Le loro armi? Pennelli, bombolette spray, scalpello, video camera e fantasia: ecco gli artisti anti-mafia della provincia di Pisa.Sono Nico Bruchi, Alessandro Marzetti, Niccolò “joke” Giannini, Daniele Umberto Staila Orlandi: il loro tocco va a Colorare il buio, seconda edizione del progetto di riqualificazione dei beni confiscati alle organizzazioni criminali come la mafia e la camorra. Lo zampino è quello dell’Arci Valdera insieme al gruppo ElektroDomestikForce che insieme ad altri collaboratori creativi riportano messaggi di speranza e incoraggiamento attraverso opere murali realizzate sugli edifici confiscati di tutta Italia.
Gli artisti anti mafia si cocnentrano nelle terre casertane di Casal di Principe, diParete, diSanta Maria alla Fossa e di Casapesenna. «Sono 4 paesi in mano alla camorra – racconta dal gruppo Edf – ed è la che abbiamo lasciato i nostri segni». Ad aggiungere colori e arte anche il “folle” scultore volterrano Alessandro Marzetti.
La sua mano è quella che ha realizzato il trono in pietra locale, proprio al teatro della legalità di Casal di Principe e poi collocata, in un secondo momento, nell’altro teatro di santa Maria a Fossa. E anche nel cinema Agorà di Pontedera, nel corso del 2013, sarà proiettato proprio il video di questa caravona della legalità inCampania. «I videoteppisti emiliani che erano con noi – continuano – per tutto il tempo hanno filmato la nostra esperienza e gli incontri fatti». Nico Bruchi, invece, si è appropriato dei “muri”, a colpi di graffiti. È da lì che arriva il writer etrusco e la sua scritta “Frienship” fatta al campino dell’ex circolo sportivo mafioso “I galantuomini” di Casapesenna, oggi luogo di aggregazione giovanile. «Dipingere i muri espropriati dalle mani di organizzazioni mafiose, cercando di raccontare le storie che quelle pareti hanno visto e continuano a vedere, fa emergere tante verità», chiude Nico.
Francesca Suggi
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