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L’Arpat mette gli occhi sull’elettrodotto

L’Arpat mette gli occhi sull’elettrodotto

«Attraversa tutto il comune, nel mirino anche il benzene: valori più alti a S. Romano e Casteldelbosco»

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MONTOPOLI. Se l’indagine non ha individuato fattori prevalenti, gli occhi dell’Arpat si sono comunque concentrati su alcuni elementi. Una certa attenzione è stata riservata all’elettrodotto che da Acciaiolo attraversa l’intero comune di Montopoli fino a San Romano. «Le nostre indagini – spiega Laura Senatori dell’Arpat di Pisa – avevano evidenziato una fascia di esposizione molto estesa lungo la linea, il cui valore cresceva ai piani superiori delle abitazioni più vicine. Dal 2005, grazie a un accordo con Terna, è stato comunque possibile mitigare la potenza dell’elettrodotto».

Una rassicurazione contestata da Maria Vanni del Gruppo misto, «perché ci si è preoccupati solo dell’alta tensione – dice – senza considerare i campi elettromagnetici prodotti dalla media tensione, dalle cabine di trasformazione e dalle linee ferroviarie. Queste conclusioni, in generale, non ci tranquillizzano, perché confermano anche l’importanza dell’aspetto occupazionale come possibile origine di certe patologie».

Un altro elemento indagato da Arpat, infatti, è stato quello del benzene, un tempo diffuso nei vecchi mastici per la calzatura e oggi legato soprattutto al traffico. «I valori sono leggermente più alti per San Romano e Casteldelbosco – spiega Senatori – probabilmente riconducibili alla Fi-Pi-Li e alla Tosco-Romagnola, ma in un quadro decisamente migliore rispetto a qualche anno fa: i dati, infatti, mostrano una diminuzione costante». Dati comunque non aggiornati, bloccati dalla cancellazione, pochi anni fa, delle tre centraline che un tempo presidiavano il comprensorio.

«Il sistema si è evoluto – precisa Senatori –. Sono state tolte le centraline che non servivano più. È comunque a disposizione del territorio il mezzo mobile della Provincia, impiegato nel Valdarno per 6 mesi l’anno». Inevitabile il malumore del pubblico, su una questione che ha subito riacceso le proteste e le perplessità per la riorganizzazione del servizio Arpat nel comprensorio.

«Aspettiamo di vedere in futuro quali dati arriveranno», afferma sarcastico il consigliere e medico Massimo Tesi, di Montopoli Futura, che contesta l’impostazione stessa dell’indagine epidemiologica. «Non ci sono solo le leucemie e i limfoni – spiega –, come medico ho la percezione di un aumento di tutti i tumori. L’unica cosa sicura di questo studio è che siamo nell’incertezza. Si utilizzano le medie solo per non creare allarmismo e paura. I singoli fattori di rischio, poi, non possono essere considerati singolarmente, perché tutti, presi uno per uno, sono al di sotto delle norme, ma sommati fra loro interagiscono con effetti che non conosciamo». E conclude: «Quando si danno certe autorizzazioni, quindi, sarebbe bene iniziare a considerare il contesto». (g.p.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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