Sicurezza
Effetto biogas in maggioranza
Santa Maria a Monte, lascia il consigliere del Pd Fabiano Mordenti
SANTA MARIA A MONTE. Ancora una surroga. Ancora un voto al cardiopalma e il rischio di un altro commissariamento. C’è chi già parla di “accanimento terapeutico”. Non sembra infatti esserci pace fra i banchi del consiglio di Santa Maria a Monte, che a pochi mesi dalle elezioni e smaltiti gli strascichi dell'ultima defezione di un consigliere, con la paralisi che ne derivò, si trova a dover fronteggiare un’altra sostituzione. A fare le spese della politica santamariammontese è questa volta Fabiano Mordenti, del Partito Democratico, che lunedì mattina ha presentato formali dimissioni al sindaco David Turini.
Le motivazioni. «Auguro buon lavoro a tutti, in particolare a chi prenderà il mio posto – ha scritto l'ormai ex consigliere a commento della sua decisione –. Per quanto mi riguarda, mi auguro che il tempo cancelli l’amarezza di questi mesi e faccia rivivere nei miei ricordi i tempi in cui, secondo me, il gruppo Uniti per Santa Maria a Monte era più unito e più in sintonia con la gente».
Poche righe per esprimere una scelta che in molti dentro e fuori dal consiglio descrivono come sofferta e dettata dal clima insostenibile che si sarebbe venuto a creare nella frazione di San Donato a seguito della questione biogas. Una pressione che Mordenti, residente proprio nella località, avrebbe subito più di altri, anche sul piano personale.
Le voci trovano un’ulteriore conferma nelle parole del sindaco. «C’è poco da girarci intorno. Le dimissioni di Fabiano Mordenti, a quanto ne so, sono legate alla nota vicenda del biogas a San Donato – afferma il primo cittadino. – Già all’epoca dell’autorizzazione da parte della Provincia, Mordenti mi aveva comunicato la sua insofferenza a causa del clima che si stava generando, nonostante il consiglio comunale di Santa Maria a Monte, lo ripeto per l’ennesima volta, non abbia prodotto nessun atto in merito».
«La protesta e il dissenso sono più che legittimi e questa amministrazione ne tutelerà sempre gli interessi – prosegue il sindaco Turini –, ma credo che alcune frange dei dissidenti in talune occasioni abbiano passato il segno e Mordenti sa benissimo a cosa mi riferisco. Detto questo vorrei ricordare alle forze politiche che dovrebbero essere loro dovere favorire una protesta basata sui contenuti».
La surroga. Ad agitare le acque della politica collinare sono anche altre domande, che hanno tutte le sembianze di uno spettro: chi andrà a sostituire Mordenti? E soprattutto, come? Se infatti alla prima questione è facile legare una risposta, che ha il nome e il cognome del giovane segretario di Sel Fabio Antichi, molti invece sono i dubbi sui tempi della surroga.
Il consiglio comunale rischia infatti di ripiombare nella medesima paralisi avvenuta ad aprile per le dimissioni di Marco Massetani dato che, esattamente come cinque mesi fa, tolto il voto fondamentale del dimissionario il consiglio è spaccato a metà, dieci in maggioranza e altrettanti nelle fila delle forze di opposizione.
Un nodo che in altre parole solo le opposizioni possono sciogliere, non prima di essersi guardate attorno e consultate nei rispettivi gruppi.
Le opposizioni. Mentre la lista Belcari prende tempo ed i consiglieri Betti e Grossi attendono gli sviluppi interni al fronte delle opposizioni c’è comunque chi, pur senza anticipare il voto, da una lettura tutta politica del caso.
«Dovremo discuterne al nostro interno, ma se dovessi abbozzare un’analisi sarei costretta a prendere atto del fatto che la situazione non è cambiata di una virgola dall’ultima surroga. Ma in ogni caso staremo a vedere». È quanto sostiene Ilaria Parrella, del Partito dei socialisti.
Più duro, invece, il commento di Manuela Del Grande, capogruppo di Programma di libertà. «Ciò che avviene oggi è una definitiva controprova di quello che andiamo dicendo da mesi – dice Del Grande –. Quella che una volta era la maggioranza non solo ha perso di coesione, ma soffre di uno scollamento fatale con la popolazione. Ciò dimostra che la nostra posizione non era strumentale, ma scaturiva da un'analisi dei fatti».
Per la data del consiglio, che comunque dovrà essere fissato entro venti giorni dalle dimissioni, non resta che aspettare le comunicazioni ufficiali.
Nilo Di Modica
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