Gioco
Caso maleodoranze, sospetti dal depuratore alle concerie
MONTOPOLI. Qualcosa che non torna c’è. Il problema esiste, insomma, riconducibile, secondo le prime analisi, a sostanze improprie che sarebbero utilizzate da alcune concerie di Ponte a Egola. A...
MONTOPOLI. Qualcosa che non torna c’è. Il problema esiste, insomma, riconducibile, secondo le prime analisi, a sostanze improprie che sarebbero utilizzate da alcune concerie di Ponte a Egola. A preoccupare, però, sono soprattutto le segnalazioni e le lamentele dei cittadini. È quanto emerso lunedì in merito al fenomeno delle maleodoranze a San Romano, balzato inevitabilmente nel dibattito a margine dei dati sui fattori di rischio per le leucemie.
«Adesso – dice l’ex assessore all’ambiente Giuseppe Novino – sappiamo che alcune zone di San Romano sono sottoposte a una serie di fattori di rischio. E quelle stesse zone, da un po’ di tempo, sono costrette a convivere quasi ogni sera con una puzza insopportabile. La situazione era migliorata qualche anno fa, quando si facevano almeno 400 sopralluoghi l’anno, non adesso che se ne fanno 20 a campione. I cittadini sono rassegnati».
Immediata la replica di Laura Senatori del dipartimento Arpat di Pisa. «La recrudescenza delle maleodoranze risulta alquanto strana – spiega – perché le attività presenti sul territorio sono le stesse di qualche anno fa, e i controlli non sono affatto diminuiti: l’Arpat è presente quotidianamente nella zona». Che aggiunge: «È strano che proprio adesso, guarda caso, arrivino tutte queste segnalazioni», lasciando intendere un aumento seguito alle polemiche per la riorganizzazione del servizio Arpat di San Romano.
Al di là dei sospetti il problema rimane. «Qualche criticità è emersa – dice Senatori – anche se per adesso non posso aggiungere molto perché le indagini sono ancora in corso. Dopo le segnalazioni che abbiamo raccolto a settembre, è emerso che le maleodoranze provenivano dal depuratore Cuoiodepur, che si è trovato in difficoltà a spiegare il fenomeno. Non dobbiamo dimenticare, però, che la depurazione è solo l’ultimo anello del processo conciario. Successive analisi, infatti, hanno indicato che il depuratore aveva accolto, fra i reflui delle concerie, alcune sostanze diverse dal solito e fortemente odorigene». (g.p.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google