La manifestazione
Consorzio di Bonifica: c’è poca chiarezza sulle competenze
«Immaginate di stare su un argine di un fiume di notte con la pioggia battente e il pericolo imminente di rottura e di esondazione. E non sapete quale ente chiamare. Questa è la situazione in cui ci...
«Immaginate di stare su un argine di un fiume di notte con la pioggia battente e il pericolo imminente di rottura e di esondazione. E non sapete quale ente chiamare. Questa è la situazione in cui ci troviamo sempre più spesso e che va risolta». Gianluca Soro, direttore del Consorzio Bonifica Valdera, insieme al commissario straordinario dell'ente, Edoardo Villani, denuncia un tipico caso italiano. «Manca chiarezza sugli interventi rispetto ai corsi d'acqua e soprattutto risorse – dicono i due – e finché la Regione non avrà rivisto la normativa, così come non verranno sciolti i nodi delle province da parte dello Stato, non riusciremo a risolvere una questione fondamentale per la sicurezza dei cittadini». Domenica sera si è avuto un esempio di quanto può accadere quando si parla di fiumi, canali e pioggia. «Si è trattato di una bomba d'acqua – dice Soro con 80 millilitri di pioggia caduti in sei ore e punte di 60 in mezzora. Ci sono state alcune esondazioni, ma tutto si è risolto senza grossi problemi. Il fatto è che a noi spetta la manutenzione ordinaria dei corsi d'acqua, alla Provincia quella straordinaria e il pronto intervento e alla Regione le grandi opere. Solo che ci sono casi, come l'Arno, in cui noi possiamo arrivare fino a 200 metri nella pulizia degli argini. Da quel punto in poi spetta alla Provincia. O ci ritroviamo in un'emergenza e interveniamo. Ma poi serve una burocrazia enorme per segnalare l'intervento e la comunicazione di quanto speso per il rimborso del denaro che ci arriva dai contribuenti. Insomma, è un caos che non permette di lavorare bene. E soprattutto di investire risorse per la sicurezza». La materia è complessa, così com'è vasto il territorio gestito dal Consorzio: 84mila ettari con 21 comuni, di cui 17 nella provincia di Pisa e 4 in quella di Firenze. «Servirebbero tanti interventi per mettere al sicuro i centri abitati – spiega Villani – oltre al continuo monitoraggio degli argini di terra che sono a rischio cedimento, gli animali scavano le loro buche e li indeboliscono. Questo è un ambito delicato, su cui le istituzioni devono trovare una linea comune e non frammentare le responsabilità e le competenze».
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