Il Tirreno

Pontedera

In centro a colpi di palla con il bracciale

In centro a colpi di palla con il bracciale

A Lari la pioggia ha interrotto la rievocazione storica dedicata a superstizione e giochi

2 MINUTI DI LETTURA





LARI. La pioggia ha interrotto la terza edizione della rievocazione storica larigiana sul tema della superstizione e del gioco nel XVI secolo. I figuranti e i volontari hanno dovuto rifugiarsi nel castello verso le 17 per il temporale che ha colpito il borgo larigiano. Ma la rievocazione era iniziata dalle ore 15 nel centro storico e in ogni angolo del paese era stato allestito uno spaccato di vita del XVI secolo. Vicino al Comune si giocava con la palla con il bracciale, l’antesignano del gioco del calcio: si sfidavano due squadre di giocatori in costume, con un bracciale di legno infilato nella mano destra e con questo dovevano colpire il pallone, farlo rimbalzare sulla scarpa (parete) del castello, e tirarlo alla squadra opposta. La Compagnia del Pallon Grosso era arrivata direttamente da Monte San Savino con giocatori e figuranti: un capannello di curiosi era vicino ai giocatori, tenendo la distanza di sicurezza, e tifava per l’una o per l’altra squadra. «Il gioco della palla al bracciale è l’antesignano del calcio – ha detto Giovanni Bacci, dell’associazione “Il Castello” di Lari, tra gli organizzatori della rievocazione storica – e scrittori come Leopardi e De Amicis citano questo gioco nelle loro opere. Questa giocata a Lari è la versione cinquecentesca. A Lari si giocava così fino al 1755, quando ci fu il “Bando di cacciata” e fu vietato giocare per motivi di sicurezza, visto che con le pallonate si creavano diversi danni».

Girando per il borgo si potevano ammirare anche i vari artigiani del tempo: il calzolaio che suolava le scarpe; la pastaia che tirava la sfoglia con il mattarello e creava con le sue mani fusilli simili alla torre di Pisa, con un rigo leggero sul margine del fusillo, a ricordare gli anelli delle torre campanaria di piazza dei Miracoli. Ma c’erano anche i falconieri con le aquile; il fornaio che macinava la farina con una macina a pietra posta sul tavolo. In fondo alla scalinata del Castello, c’erano i giocatori di “Zara”, una sorta di gioco dei dadi, che coinvolgevano anche i numerosi passanti. Lì vicino c’era anche il bordello, con le prostitute del tempo. Salendo la scalinata si arrivava al Castello, dove i figuranti guidavano i visitatori nelle varie sale. Nelle prigioni c’era una guardia carceraria del tempo che spiegava la vita dei carcerati: vivevano rinchiusi in pochi metri, in condizioni pessime, e la tavola su cui dormire era per uno solo.

Elena Iacoponi

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Finanza

Pisa, sequestrati oltre 118mila prodotti falsi: dalle carte da gioco alle griffe della moda - Valore 650mila euro

di Redazione Pisa