La manifestazione
Pesci morti, ci vuole un collettore
Emergenza Usciana: la proposta di una tubazione tra Santa Maria a Monte e il depuratore Aquarno
SANTA MARIA A MONTE. Più attenzione e controlli contro i prelievi abusivi nelle ore notturne, e due proposte concrete per garantire livelli di portata d’acqua accettabili. Il summit riunito ieri a Santa Maria a Monte ha tracciato il piano, per il futuro, per evitare l’abbassamento d’acqua oltre il deflusso minimo vitale, che le indagini Arpat hanno indicato come causa prima della moria di pesci in Usciana. In primo luogo, è stato proposto per il prossimo anno di posticipare la pre-apertura della caccia, in modo da limitare gli attingimenti per i cosiddetti “chiari” di padule. La seconda proposta, invece, richiesta dall’amministrazione, riguarda la realizzazione del collettore fra Santa Maria a Monte e il depuratore Aquarno di Santa Croce (il cosiddetto “tubino”), di cui si parla ormai da anni, che risolverebbe insieme gli storici problemi di depurazione civile di buona parte del territorio comunale, garantendo lo scarico a monte del canale, anche nei periodi di siccità, di circa 2.500 metri cubi d’acqua in più al giorno.
Queste le conclusioni del tavolo tecnico voluto dal Comune di Santa Maria a Monte, al quale hanno preso parte anche il vicesindaco di Santa Croce Giulia Deidda, il presidente di Aquarno Massimo Bertacca, la Provincia di Pistoia, la Polizia provinciale di Pisa e i rappresentanti dell’Arpat di Pisa, di Pistoia e del Consorzio di bonifica del Padule di Fucecchio. Un’occasione, prima di tutto, per fare il punto sulle cause dell’abbassamento d’acqua, per il quale è stato sottolineato il ruolo del depuratore Aquarno, «la cui chiusura d’inizio agosto – si legge nella relazione conclusiva – ha fatto mancare circa 14mila metri cubi giornalieri». «Senza dimenticare – prosegue la nota - gli approvvigionamenti regolarmente autorizzati dal Consorzio di Bonifica per allagare i “chiari”. A questo proposito, in via precauzionale, il Consorzio ha sospeso le autorizzazioni, ma non è da escludere la possibile presenza di emungimenti non autorizzati, soprattutto nelle ore notturne». Una replica, poi, alle critiche sulle procedure e sull’accusa di ritardo da parte di Arpat. «Le procedure – scrivono i componenti del tavolo - si sono svolte come previsto dalle normative, senza nessun rimpallo di responsabilità. La Polizia provinciale di Pisa, intervenuta l’11 agosto su segnalazione del Comune, non ha ritenuto necessario l’intervento di altri enti in base a quanto era stato evidenziato nel sopralluogo. L’Arpat è stata allertata il 13 agosto dallo stesso Comune: avendo notizia in tarda mattinata di ipotesi non supportate e vaghe, ha predisposto un sopralluogo per il giorno successivo. Le analisi hanno riscontrato la presenza di idrocarburi dovuta ai pesci in putrefazione e non di origine minerale. Ciò ha consentito di escludere la presenza di possibili fonti di inquinamento o sversamento, come invece alcune segnalazioni giunte alla Provincia di Pistoia e al Consorzio di Bonifica avevano fatto ipotizzare in un primo momento.
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