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Cobas: «Pesa la questione del Tubone»
SANTA CROCE. Botta e risposta tra i Cobas e la Cgil sull’approvazione dell’accordo quadro per il settore conciario. Il sindacato di base mantiene un giudizio critico sull’intesa e solleva...
SANTA CROCE. Botta e risposta tra i Cobas e la Cgil sull’approvazione dell’accordo quadro per il settore conciario. Il sindacato di base mantiene un giudizio critico sull’intesa e solleva interrogativi sul perché dell’accordo.
«Già nella premessa le associazioni imprenditoriali rivelano il vero interesse dell’accordo: sollecitare l’immediato intervento della Regione sulla questione Tubone, un progetto nato con il solo scopo di annacquare gli scarichi conciari con oltre 20 milioni di metri cubi d’acqua proveniente dai sistemi di depurazione della Valdera e della Valdelsa – affermano Giovanni Rubattu e Federico Giusti dei Cobas lavoro privato –. Come nella vicenda Ilva, sono gli interessi padronali a farla da padroni, certi del consenso esplicito e acritico dei sindacati concertativi che continuano a tacere sui veleni in nome di quella assurda mentalità del “lavoro purché sia”».
«È utile ricordare che le concerie lavorano “legalmente” solo sulla base di una deroga provinciale che fissa nel 2015 la scadenza ultima per mettersi a norma – dicono –. L’accordo diventa perciò la moneta di scambio per scaricare quasi per intero sulla collettività, meno del 7% saranno gli oneri a carico degli imprenditori, i 130 milioni di euro previsti dal progetto. Più che condividere tali premesse - concludono Rubattu e Giusti – Cgil Cisl e Uil dovrebbero mettere al primo posto la salute dei lavoratori e della popolazione del comprensorio, chiedendo incentivi per le produzioni meno inquinanti e indicando limiti certi da non oltrepassare».
A non convincere i Cobas è anche l’avvio della previdenza integrativa per i lavoratori del conciario. «L’andamento medio dei fondi pensione è più basso rispetto a chi ha scelto di tenere il Tfr in azienda».
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