Il Tirreno

Pontedera

Cdc appesa al volere delle banche

di Manolo Morandini

La relazione semestrale conferma la gravissima crisi in cui si dibatte l’azienda: a giugno -21,6 milioni

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PONTEDERA. La dimensione è nei numeri. Dietro c’è un gigante di fronte a un mercato in discesa e che non ha più ossigeno. Bloccato. Inchiodato da una grave difficoltà finanziaria. E soprattutto in attesa di una risposta dal pool di banche che è stato chiamato a dare un'iniezione di liquidità, indispensabile. La relazione semestrale conferma la crisi in cui versa Cdc Spa, nonostante i tre anni di ammortizzatori sociali e un piano industriale indigesto, che tuttavia dagli esuberi è passato alla cassa integrazione straordinaria. A giugno la perdita si è attestata a 21,6 milioni di euro, lo scorso anno nello stesso periodo si era fermata a quota -1,3 milioni. Uno scenario economico e finanziario che gli amministratori definiscono «difficilissimo». Al punto che il Consiglio di amministrazione «si è riservato di prendere le opportune decisioni entro il mese di settembre, esaminando tutte le opzioni possibili».

C’è il rosso dei conti, ma non solo. Il piano industriale trova conferme, ovviamente sotto la condizione che in azienda arrivino soldi freschi. «A causa delle restrizioni di accesso al mercato degli approvvigionamenti, il Gruppo non ha potuto esprimere nel corso del primo semestre i valori di fatturato e, conseguentemente, di risultati economici e finanziari previsti nel Piano industriale 2012-2015 – afferma l’amministratore delegato Enrico Dell’Artino –. Ma il Gruppo ritiene di poter tentare di perseguirli, anche se in misura parziale e con una dimensione aziendale ridotta, e con notevoli incertezze sui tempi di risoluzione delle problematiche finanziarie».

A settembre le risposta. Anche se una prima indicazione fa tirare un respiro di sollievo a dipendenti e sindacati. «Si ritiene che sussistano i motivi della continuità aziendale in virtù di previsioni industriali, economiche e patrimoniali, basate principalmente sulla possibilità di ottenere una ristrutturazione del debito e nuova finanza in misura coerente con una ridotta dimensione aziendale, ma sufficiente per la ricostituzione di un capitale circolante in grado di rialimentare le reti commerciali, che rappresentano ancora insieme alle attività a valore aggiunto (Cdc Tech) e ai prodotti a marchio proprio (Kraun) elementi di vitalità del sistema azienda, tuttora presenti, per la conservazione del cui valore si ritiene corretto esperire ogni possibile tentativo».

La società di revisione Mazars Spa, però, in presenza di rilevanti incertezze ha ritenuto di non essere in grado di esprimersi sulla conformità del bilancio semestrale. Dalla sua il Cda della società di Gello ha i risultati dell’analisi diagnostico, industriale, patrimoniale e finanziario commissionato a una società di advising finanziario, in cui sono state valutate «tutte le opzioni possibili nell’interesse degli azionisti e dei creditori». L’analisi evidenzia «l’estrema difficoltà di risolvere l’attuale situazione di crisi finanziaria». E a giudizio dell’advisor «è molto difficoltoso prevedere la possibilità di successo di negoziazioni con i creditori attraverso strumenti ordinari».

Molto dipende dal rapporto sul piano finanziario rilasciato da Deolitte Spa, uno studio indipendente chiesto dagli istituti bancari per valutare l’estensione della moratoria del finanziamento oltre il 30 settembre. Dagli istituti di credito a Cdc per adesso non è arrivata ancora risposta. È attesa comunque a breve e sarà determinante per capire la nuova dimensione della crisi in cui si dibatte Cdc Spa.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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