Sicurezza
Summit in municipio sull’Usciana
Santa Maria a Monte, oggi gli enti si riuniscono per un tavolo tecnico
SANTA MARIA A MONTE. «Gli operatori Arpat sono intervenuti appena ne è stata fatta richiesta dal Comune di Santa Maria a Monte», mentre la polizia provinciale «non aveva ritenuto necessario il supporto dell’Agenzia». È la replica del dipartimento Arpat di Pisa, in risposta alla accuse di ritardo per la moria di pesci nel canale Usciana.
Sotto accusa i tre giorni trascorsi fra il sopralluogo della polizia provinciale, l’11 agosto, e l’arrivo di Arpat, il 14, per il prelievo dei campioni: «Troppi – si dice – per valutare l’eventuale sversamento di sostanze inquinanti». «La moria di pesci – ricorda Arpat – è avvenuta sabato 11 agosto, e in quella data, come prevede il protocollo regionale in materia, è intervenuta la polizia provinciale, che svolge il ruolo di coordinamento, valutazione della situazione e attivazione di altri enti se ritenuto necessario e opportuno. Gli operatori, però, non hanno ritenuto di chiedere il supporto di Arpat per effettuare eventuali campionamenti e analisi, in quanto l’esame della situazione non aveva sollevato sospetti di sversamenti, e ritenendo la causa di origine naturale: scarsità di acqua, temperature elevate e quindi scarsità di ossigeno, come successo in questo periodo da molte parti nella nostra regione». E aggiunge: «Gli operatori Arpat intervenuti martedì 14, hanno valutato che non c’erano state variazioni, dal momento della moria, delle condizioni meteo-climatiche. Inoltre, in quell’occasione è stato ispezionato un lungo tratto del canale Usciana, oltre lo scarico del depuratore Aquarno, senza evidenziare alcuna traccia di sversamento».
Il dipartimento ricorda quindi che la possibilità non ha trovato alcun riscontro, «nemmeno presso altri enti», compreso il Consorzio di bonifica, «che non ha dato alcuna comunicazione di un presunto sversamento». Nel campione di acqua analizzato da Arpat, si ricorda, «è stata riscontrata la presenza di idrocarburi, ma attribuibile agli oli prodotti dalla decomposizione delle carcasse dei pesci e non a idrocarburi di origine minerale. L’analisi batteriologica, infatti, ha evidenziato la non tossicità dell’acqua».
Stamani, intanto, è in programma il tavolo tecnico, convocato dal Comune di Santa Maria a Monte, che dovrà stilare le conclusioni sull’accaduto e provare a tracciare un decalogo per evitare che possa ripetersi. Il primo punto è quello della carenza d’acqua, dovuta alla siccità ma aggravata forse dagli emungimenti. All’incontro, oltre alla stessa Arpat, prenderanno parte il Consorzio di bonifica del padule di Fucecchio, la Provincia di Pistoia, la polizia provinciale e il comune di Fucecchio.
Le immagini di carcasse nelle acque di Usciana, tuttavia, continuano a sollevare polemiche. Alle critiche per il presunto ritardo di Arpat, si aggiungono le parole dei consiglieri montopolesi Maria Vanni e Giuseppe Novino (Gruppo misto), all’attacco di «un’attività – dicono – che a dispetto degli annunci si sta rivelando in più occasioni carente e rallentata». «Al di là delle singole competenze – concludono – è chiaro che un intervento più tempestivo avrebbe offerto maggiori certezze ai cittadini. Il ritardo, invece, accompagnato da un’iniziale contraddittorietà fra gli enti, finisce per far prevalere dubbi e sospetti».(g.p.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
