Il Tirreno

Pontedera

Posti letto esauriti all’ospedale Lotti

di Sabrina Chiellini
Posti letto esauriti all’ospedale Lotti

Un paziente con ictus resta un pomeriggio e una notte sulla barella al pronto soccorso, pur se monitorato e assistito

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PONTEDERA. Nell’era della “sanità moderna”, dove la prima regola è quella del rispetto del budget, capita di restare una notte e una mattina al pronto soccorso, sistemati su una barella, in attesa di vedersi assegnato un posto letto in un reparto.

Taglia di qui, taglia di là, la coperta è sempre più corta e così gli ospedali esauriscono i posti letto a disposizione. Succede a Pontedera ma anche in altri ospedali della regione. Ha atteso a lungo per un ricovero il genitore di un cittadino che si è rivolto al giornale per segnalare quello che ha tutta l’aria di essere un disservizio, anche se per gli addetti ai lavori si tratta di routine e parlano di “situazione sotto controllo”.

«È da ieri pomeriggio – ci scrive in una email arrivata in redazione di mattina – che sono al pronto soccorso con mio padre ed ancora è su una barella perché non ci sono posti. Volevo farvi presente questa cosa che forse potrà essere la normalità per il periodo in cui ci troviamo sia temporale che economico».

Non resta che andare al pronto soccorso dell’ospedale Lotti e verificare. In effetti è proprio così. Ci sono pazienti che aspettano di essere ricoverati. Le dimissioni dai vari reparti avvengono nel primo pomeriggio. Il primario del pronto soccorso, dottoressa Laura Spisni, assicura che nel pomeriggio chi ha bisogno di un ricovero avrà il posto letto. Altri saranno dimessi.

Un problema di insufficienza di posti letto all’ospedale Lotti c’è. Difficile negarlo: è la quotidianità. E per i medici del pronto soccorso tutto questo fa aumentare responsabilità e carichi di lavoro. Non solo il paziente viene stabilizzato ma anche monitorato (a volte per un giorno e una notte come nel caso che è stato segnalato). Giorni fa il pronto soccorso, a cui sempre più spesso si rivolgono cittadini di altre Asl, ha impiegato tre ore per sbrigare una serie di formalità burocratiche e trasferire un paziente di Castelfranco di Sotto all’ospedale di Empoli. E prima di trovare un reparto disponibile ad accogliere un malato a volte occorrono anche cinque o sei telefonate. Per non parlare dei reparti di rianimazione quasi sempre al completo (i posti letto costano...).

Nella sala d’attesa del pronto soccorso incontriamo – è passata da poco mezzogiorno – i familiari di persone che hanno avuto bisogno delle cure dei medici del pronto soccorso. «Che ci sia un problema di posti letto non mi pare impossibile – dice Paola Rossi –. Per ora posso dirvi che sono qui dalle 9,30 e non so ancora come andrà a finire. Pochi giorni fa sono stata qui con mio padre, che ha 75 anni, e non è stato facile trovargli un posto letto». D’agosto, per motivi di ferie e di risparmi, sono stati tagliati 25 posti letto di medicina. Una sforbiciata non senza conseguenze, anche se, secondo l’Asl, di solito nei mesi estivi i ricoveri diminuiscono.

E così la “medicina moderna” si attrezza per tenere un giorno e una notte al pronto soccorso un pensionato colpito da ictus. «È nei nostri ambulatori – spiega il primario – ma sotto stretta osservazione. Seguito al monitor e con tutte le terapie di cui ha bisogno. Restare per ore al pronto soccorso non significa essere abbandonati. Anzi, seguiamo i vari casi e se migliorano li dimettiamo». I parenti vengono informati della situazione. Ieri, per esempio, all’ora del pranzo alcuni erano accanto ai barellati per i quali era stato attivato il servizio mensa, come nei reparti. Se questa è la normalità per gli addetti ai lavori, bisognerà comprendere le reazioni di quei cittadini che vorrebbero trovare un posto letto disponibile quando hanno bisogno dell’ospedale.

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