Il dolore
Prelievi abusivi d’acqua, via ai controlli
Canale Usciana, per il Consorzio di bonifica c’è chi aggira il divieto di emungimento che in vigore da dieci giorni
SANTA MARIA A MONTE. Così poca acqua da uccidere la vita. Diversi centimetri al di sotto del deflusso minimo vitale. Questa la causa principale, secondo le conclusioni di Arpat, all’origine della moria di pesci nel canale Usciana, fra Castelfranco e Ponticelli. Sul banco degli imputati c’è prima di tutto la siccità, ma si tratta di capire se altre ragioni hanno contribuito ad abbassare il livello delle acque oltre la soglia minima. Il Consorzio di bonifica del Padule di Fucecchio, sottolineando il buon funzionamento degli impianti di ossigenazione, precisa di aver sospeso da alcuni giorni le licenze per gli emungimenti dal canale, ma di non escludere, allo stesso tempo, possibili prelievi abusivi nelle ore notturne.
«La siccità – sostiene l'ente – ha sicuramente contribuito ad abbassare il livello della portata al di sotto del deflusso minimo, ma il buon funzionamento degli impianti di ossigenazione, come evidenziato anche nel rapporto Arpat, hanno permesso di limitare il danno, che avrebbe potuto avere dimensioni maggiori. Un altro aspetto da tenere sotto controllo sono gli attingimenti: il Consorzio intensificherà la sua opera di monitoraggio per il controllo del territorio e provvederà a informare le autorità competenti di eventuali anomalie».
Prelievi, quindi, destinati principalmente all’irrigazione, che forse hanno avuto un ruolo nel peggiorare la situazione. Allo stesso tempo, poi, molti puntano il dito conto l’attività venatoria nel padule, che a difesa di un ecosistema e di una fauna sicuramente da tutelare, bloccherebbe a monte una buona parte delle acque per evitare il prosciugamento dei cosiddetti “chiari”. Non va dimenticata, infine, la pausa estiva del settore conciario, che preleva acqua delle falde per scaricarla poi in Usciana passando dal depuratore, come ricorda l’assessore all’ambiente del Comune di Santa Maria a Monte Raffaello Corsi. «È un aspetto di cui tener conto – dice –. Un campanello d’allarme di quanto potrebbe accadere in futuro con il progetto Tubone».
Il piano, infatti, prevede di convogliare nel Valdarno una buona parte delle acque delle Valdinievole bypassando il padule. «Qualche anno fa – ricorda l’assessore – si ipotizzava la creazione di invasi che avrebbero rilasciato acqua in caso di siccità. Poi non se ne fece niente, anche se abbiamo continuato a sollevare il problema. Adesso sarebbe un’idea da riconsiderare». Intanto il Comune di Santa Maria a Monte ha già fissato per giovedì il tavolo tecnico che dovrà fare chiarezza su quanto accaduto. All’incontro parteciperanno Arpat, Consorzio di bonifica, Provincia di Pistoia, polizia provinciale di Pisa e Comune di Fucecchio.
«Lo scopo – spiega Corsi – è individuare quali sono le ragioni principali e analizzare le diverse conclusioni che inizialmente erano state ipotizzate». In un primo momento, infatti, il Consorzio aveva suggerito il possibile sversamento di sostanze inquinanti, facendo seguito alle segnalazioni di cittadini che indicavano macchie oleose in superficie e un odore acre di idrocarburi. A favore dell’ipotesi, pendeva anche la concentrazione del fenomeno in una fascia di poche centinaia di metri. La tesi è stata però scartata da Arpat, che ha individuato nelle tracce oleose il grasso prodotto dalla decomposizione dei pesci.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
