Proteste
Moria di pesci, dubbi sui tempi d’intervento
SANTA MARIA A MONTE. Una distesa di pesci in putrefazione: carpe, pesci gatto e scardole, come accertato dalla polizia provinciale giunta sul posto nel pomeriggio dell’11 agosto. I tecnici Arpat,...
SANTA MARIA A MONTE. Una distesa di pesci in putrefazione: carpe, pesci gatto e scardole, come accertato dalla polizia provinciale giunta sul posto nel pomeriggio dell’11 agosto. I tecnici Arpat, invece, sono arrivati solo il 14 per un primo sopralluogo, seguito da un secondo il 21 agosto. E in questo ritardo, sostengono in molti, stanno le ragioni che hanno portato a escludere lo sversamento di sostanze inquinanti, come ipotizzato all’inizio anche dal Consorzio di bonifica.
Chiazze oleose, con un forte odore di idrocarburi, ormai trasportate via dalla corrente nel momento in cui sono stati prelevati i campioni. L’Arpat, invece, ha spiegato che «i dati relativamente alti dei parametri chimici ricercati, sono attribuibili al naturale fenomeno di concentrazione dovuto alla scarsità di acqua, elevati anche a causa della decomposizione delle carcasse dei pesci». A livello batteriologico si precisa, però, «che il campione analizzato non presenta caratteristiche di tossicità». I pesci, insomma, sarebbero vittima della siccità e del proliferare di alghe dovuto alle alte temperature.
«In entrambi i sopralluoghi – sostiene l’Arpat – la portata era estremamente bassa, a causa dalla mancanza perdurante di precipitazioni e probabilmente anche degli emungimenti». Appena 5 centimetri rilevati nel primo controllo e 2 nel secondo, ben al di sotto del livello minimo di 15 stabiliti per il periodo di riferimento e per i 9 di deflusso minimo vitale, come previsto dal protocollo per la regolamentazione degli attingimenti idrici per usi agrari e venatori. «É stato possibile accertare – prosegue la relazione – anche la presenza molto diffusa di piccole piante galleggianti, che costituisce un indice del grado di eutrofizzazione, che determina la sovrasaturazione di ossigeno durante l’orario diurno e la carenza dello stesso durante la notte, quando vengono rilevati valori inferiori al limite accettabile, sotto il quale i pesci muoiono per anossia». (g.p.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
