Sicurezza
«Mio marito lasciato in attesa e poi è morto»
Mio marito, Oriano Frassi , di Uliveto Terme, nello scorso mese di novembre fu messo in lista di attesa per un intervento di ernia inguinale. Durante i vari esami effettuati gli fu diagnosticato un...
Mio marito, Oriano Frassi , di Uliveto Terme, nello scorso mese di novembre fu messo in lista di attesa per un intervento di ernia inguinale. Durante i vari esami effettuati gli fu diagnosticato un aneurisma addominale per cui fu sottoposto a ulteriori esami. Il suo stato di salute peggiorava a causa di mancanza di appetito e di una stipsi ostinata. Sia il nostro medico che gli specialisti consultati ci rassicuravano che tutto ciò era imputabile all’ernia, e che non era possibile anticipare l’intervento. Il 26 maggio in preda a fortissimi dolori addominali fu trasportato al pronto soccorso di Cisanello e da lì ricoverato nel reparto di chirurgia d’urgenza. L’intervento chirurgico non fu però non fu però eseguito in quanto una volta aperto l’addome si evidenziò un carcinoma peritoneale. Le condizioni di salute peggiorarono, non mangiava quasi nulla per la difficile deglutizione e il suo intestino era bloccato, fu trasportato in ospedale. Chiedevo ai medici il motivo di tanto ritardo nella diagnosi ma tutti affermavano che queste patologie si possono diagnosticare solo da esami obbiettivi! Dimesso tornò a casa dove rimase pochi giorni. La sera del 3 giugno infatti fu accompagnato nuovamente al Pronto Soccorso dove però non avevano letti disponibile per il ricovero e quindi trascorse la notte e la mattina successive su una barella! Per i cuscini e la coperta provvedemmo noi familiari, mio figlio tornò a prenderli a casa perché non c’era disponibilità all’ospedale. Il pomeriggio seguente, trovato il letto disponibile fu ricoverato in medicina d’urgenza, dove gli fu inserito nel braccio un dispositivo per il nutrimento per mezzo di sacche, tre giorni dopo il medico che gliel’aveva fatto inserire si arrabbiò perché non era ancora stato usato! Iniziata la somministrazione di nutrimento le sue condizioni migliorarono leggermente e i medici pensarono di sottoporlo a un intervento di deviazione che però in quello stato non avrebbe sopportato. Mi consigliarono un breve ricovero alla Misericordia di Navacchio dove venne ricoverato il 9 Giugno. Sulla cartella clinica era scritto: “Si nutre da solo”! In questa struttura poteva rimanere 8 giorni che trascorsero velocemente, ed essendo ormai quasi al termine, e non essendosi ancora ristabilito per affrontare l’intervento chirurgico mi informai sulle modalità di proseguimento del ricovero, ma non era possibile rimanere per più tempo; potevamo ovviare il problema andando a casa una notte e facendo un nuovo ricovero la mattina successiva.
Ma non ce n’è stato bisogno perché mio marito è deceduto il 13 giugno. Negli ospedali e nelle strutture sanitarie si rendono conto che queste persone gravemente ammalate e già tormentate da tubi, drenaggi, cateteri sono trattati come pacchi.
Per i malati ogni spostamento è faticoso oltreché doloroso e quindi oltre ad essere i medesimi ridotti al minino, dovrebbe. ro trovare nei luoghi di ricovero situazioni più confortevoli. E poi una struttura nuova come Cisanello può mancare di posti letto o dei più elementari oggetti per la degenza? Non c’e inoltre qualcosa di tristemente ridicolo nel dover terminare un ricovero in aderenza ad un cieco regolamento, per iniziarne uno identico la mattina successiva?
Graziella Doria
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