Il Tirreno

Pontedera

L’INTERVENTO

Il ruolo dei piccoli Comuni nella politica

di FABIO TEDESCHI (*)

Siamo passati dalle riforme degli enti pubblici a focalizzare l’attenzione su come saranno riorganizzate le province Pisa con Lucca o Pisa con Massa, tutte con naturali interessi locali che...

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Siamo passati dalle riforme degli enti pubblici a focalizzare l’attenzione su come saranno riorganizzate le province Pisa con Lucca o Pisa con Massa, tutte con naturali interessi locali che riguardano cultura, turismo, attività produttive. Lo stesso ragionamento dovranno farlo, forse con un localismo e con una diretta conseguenza sui servizi per i cittadini, i Comuni che sotto i 5000 abitanti sono obbligati ad associare le funzioni.  Molti discutono se sia il caso di intraprendere il percorso delle fusioni tra più Comuni, o sia il caso di mantenere il percorso nella forma associativa già attuata come l’Unione Valdera, altri intendono proseguire negli adempimenti a colpi di convenzioni con i Comuni limitrofi. Questo è lo scenario reale e generale delle prospettive future. Si tende alla razionalizzazione, ai tagli economici degli enti. Si parla di tagli e chiusura degli uffici postali, chiusure di ospedali, tagli pesanti al trasporto pubblico.  Forse certe trasformazioni e certi riassetti dovrebbero prima pensare quali saranno i risultati.

Ho una forte percezione che si distacchi troppo quello che è il servizio pubblico o la pubblica utilità di un servizio rispetto alle reali esigenze dei cittadini. Ci sono servizi comunali che possono migliorare in termini economici ma assistiamo a un processo di “recessione” a discapito della qualità della vita dei cittadini e delle risposte che le pubbliche amministrazioni possono dare. L’attenzione oggi è concentrata al togliere, come se i servizi pubblici erogati fossero stati inutili; come si vedono inutili le piccole realtà sotto i 5.000 abitanti in considerazione degli obblighi che si prospettano. In questo periodo così evolutivo il rischio è partire forti con risultati deboli.   Non si possono fare ipotesi di province o macro-province senza capire come saranno i Comuni di domani. E allo stesso tempo è difficile capire quale sarà la scelta migliore se non ci sono chiare linee nella normativa attuale. Ma siamo sicuri che le difficoltà economiche e le ristrettezze imposte agli enti daranno  dei risultati di economicità e di efficienza per i cittadini?

L’ideologia di un sistema che si basa sul regredire e accentrare senza focalizzare i cambiamenti nel migliorare l’esistente rischia di non rispettare le realtà che rappresenta. Sono convinto che “la strada più facile non sia mai la migliore”.

Oggi più che mai serve un “progetto” strutturato e pieno di approfondimenti anche con le realtà più piccolo che troppo spesso si trovano a subire questi processi con delle tempistiche oramai scadute per poter proporre qualcosa.

Speriamo che le forze politiche non dimostrino solo interessi di parte. Anche se c’è forte crisi, non può essere estromessa dalla discussione sulle trasformazioni, la rappresentanza politica dei territori. Anche se con meno di cinquemila abitanti.

(*)sindaco di Lajatico

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