Finanza
La cassa d’esondazione non c’è eppure da 23 anni blocca tutto
Nella sponda montopolese dell’Arno in attesa di decidere se e dove fare il bacino restano i vincoli Il progetto di recupero di un fienile fermato dal Genio civile nonostante il via libera del Comune
MONTOPOLI. La questione è di quelle delicate, che oscillano tra le necessità di sicurezza da un lato e le legittime richieste di un privato dall’altro. Un caso vittima di una mancanza di chiarezza e programmazione, che si trascina avanti ormai da 23 anni. Era il 1989 quando, su input del Comune di Montopoli, l’Autorità di bacino inseriva in progetto la realizzazione di una cassa d’esondazione sulla sponda montopolese dell’Arno: uno dei tasselli previsti all’epoca nel sistema delle “casse” per la messa in sicurezza del Valdarno pisano. Da qui il relativo vincolo, che abbracciò una fascia consistente tra l’Arno e la ferrovia, dal ponte di Castelfranco fino al futuro viadotto per Ponticelli, in attesa d’individuare il punto più adatto per la creazione del bacino d’esondazione.
Un’area che richiede particolari attenzioni, da sempre appartenuta all’Arno e soggetta spesso a frequenti inondazioni. A distanza di oltre vent’anni, però, quella cassa non solo non si vede, ma sarebbe addirittura considerata superata, o quanto meno non risolutiva, in base ai criteri di rischio del piano di assetto idrogeologico. Intanto però il vincolo rimane, e sta praticamente bloccando ogni progetto di recupero edilizio in tutta l’area.
È il caso, per esempio, della signora Adriana Giglioli, residente a Castelfranco, proprietaria in quella zona di una vecchia casa colonica con annesso fienile, oramai abbandonati da decenni. La donna, assieme al marito Luigi Palidori, aveva quindi presentato un progetto per il recupero del fienile. Un piano già adottato dal consiglio comunale lo scorso settembre, ma stoppato di colpo da un parere del genio civile, che ha sancito il no ai lavori.
A complicare la situazione, nel caso della signora Giglioli, è stata anche la legge finanziaria varata dalla Regione Toscana nel dicembre 2011, che sulla scorta della tragica alluvione in Lunigiana ha ulteriormente irrigidito il quadro normativo.
«In questo luogo ci sono nata – racconta la donna - e sono sempre rimasta legata a questa zona. Così abbiamo pensato di tornarci a vivere, recuperando il fienile. Abbiamo fatto tre progetti per rispettare tutte le prescrizioni: solo il primo piano, per esempio, può essere destinato ad uso abitativo, e comunque al di sopra del livello d’acqua raggiunto con l’alluvione del 1966. Avevamo già il parere favorevole di tutti gli enti, ma poi abbiamo scoperto che tutta la zona è bloccata».
«Se la cassa d’espansione, come pare – aggiunge il marito – è considerata superata, tanto vale che la tolgano, o quanto meno decidano dove dovrebbe essere fatta. Non credo che quest’insieme di norme che si sovrappongono vadano a vantaggio del territorio».
Da parte del sindaco di Montopoli Alessandra Vivaldi l’impegno è quello di fornire finalmente delle risposte definitive. «Quello della signora Giglioli è il caso più eclatante – spiega il primo cittadino montopolese –. Ma ci sono altri proprietari che vengono a chiedere informazioni, con l’intenzione di recuperare i grandi volumi delle vecchie case coloniche. Il caso è stato sicuramente aggravato dalla legge finanziaria, senza la quale il via libera sarebbe probabilmente arrivato».
«Siamo dispiaciuti di questa situazione, anche perché si andava a recuperare una struttura agricola», sottolinea il sindaco di Montopoli. Che conclude: «Faremo pressione presso la Regione Toscana e l’Autorità di bacino per arrivare a delle risposte definitive. La cassa d’espansione, di questi tempi, è senza dubbio un progetto di difficile realizzazione, ma non si può stare fermi ad aspettare che questi edifici cadano a pezzi».
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