Il Tirreno

Pontedera

Arte moderna, un museo del Valdarno

di Giacomo Pelfer
Arte moderna, un museo del Valdarno

In mostra opere di Banti e Puccinelli. L’ideatore è il collezionista Leo: «Sarebbe un crimine non provare a realizzarlo»

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SAN MINIATO. Un progetto ambizioso e affascinante. Un’idea che nasce da un territorio spesso inconsapevole o indifferente alle fortune che la storia ha scelto di regalare, proprio qui, in un fazzoletto di terra che ha visto crescere artisti di grande fama per l’Ottocento italiano. L’obiettivo è raccogliere questa ricchezza e consegnarla alle prossime generazioni, anche come forma di sviluppo. Una scommessa che secondo il suo ideatore «sarebbe un crimine non provare a realizzare». Pier Giuseppe Leo ci sta lavorando ormai da tempo: creare un Museo di Arte moderna del Valdarno, in collaborazione fra i cinque comuni. Perché il comprensorio, se unito, rispetta alla perfezione tutti i parametri stabiliti dalla Regione per questo tipo di progetti.

Al centro di tutto, ovviamente, ci sono i pittori Antonio Puccinelli e Cristiano Banti: castelfranchese il primo, santacrocese il secondo. Due carriere eccezionali, a due passi l’uno dall’altro, senza mai incrociarsi, ma che insieme hanno rappresentato il punto d’inizio per i macchiaioli. Senza dimenticare Arturo Checchi di Fucecchio, Silvio Bicchi di Montopoli e infine la schiera dei sanminiatesi. Non manca niente, insomma, per pensare a un museo capace di portare in zona un bel numero di appassionati e visitatori.

Una vita per l’arte. Originario di Fucecchio, oggi residente a San Miniato, già segretario generale della Fondazione Carismi, Pier Giuseppe Leo è uno dei più attenti collezionisti d’arte in Toscana. «Una passione nata fin da bambino», racconta mentre ci accompagna tra le sue opere, che rappresentano una delle più interessanti collezioni dell’Ottocento italiano tra Pisa e Firenze. «Eppure – dice – una volta in pensione mi sono chiesto se non ero stato egoista. Così ho iniziato a pensare a un progetto per la mia zona e per la collettività. Un progetto documentato e ancorato alle leggi della Regione».

Il comitato scientifico. «I comuni di Castelfranco, Santa Croce, Fucecchio, Montopoli e San Miniato rappresentano una zona omogenea – spiega – che rientra nei requisiti chiesti dal Piano cultura della Regione per progetti di questo tipo. Il primo passo è costituire un comitato promotore fra i 5 Comuni, affiancato da un comitato scientifico di chiara fama. L’obiettivo è raccogliere la documentazione da presentare in Regione, al Ministero e all’Unione europea. Non occorrono soldi dai Comuni in questa fase preliminare, ma solo il patrocinio, per rappresentare un territorio importante e ottenere un’adeguata attenzione».

Puccinelli e Banti. Il punto di forza, per il Valdarno, sarà quello di far leva su Antonio Puccinelli e Cristiano Banti. «Non esiste nell’arte dell’Ottocento una coincidenza così straordinaria – dice Leo –: nati a due anni l’uno dall’altro (1822 e 1824), uno a Castelfranco l’altro a Santa Croce, hanno condotto carriere indipendenti, dipingendo capolavori che hanno anticipato la macchia: “La passeggiata al Muro Torto” di Puccinelli e “Galileo davanti all’Inquisizione” di Banti. L’opera di Puccinelli, addirittura, del ‘52, anticipa di 10 anni la prima esposizione dei macchiaioli e di 22 quella degli impressionisti francesi. È un crimine non valorizzarli».

La strategia. Alla fase scientifica, poi, seguirà quella dell’approvvigionamento di opere. «Se il progetto è serio le opere si trovano – spiega Leo –: ci sono depositi pubblici pieni di quadri che si non riesce a esporre, senza dimenticare la formula del comodato». Solo allora ci si potrà preoccupare della sede del museo: «Quando avremo un Tir carico di quadri chiederemo ai Comuni dove scaricarli. Questo deve essere lo slogan. Potremo utilizzare una struttura esistente, dotata di parcheggi e ben collegata alla superstrada, ma per adesso non conta. L’importante, ripeto, è che alla base ci sia una documentazione di alto livello, in modo che se il progetto non andasse in porto avremmo comunque messo un punto fermo per il futuro».

Le finalità. «Vorrei presentare questo progetto ai cittadini – conclude Leo – per far capire l’importanza di questi nostri pittori. Altrove, probabilmente, li avrebbero già valorizzati. Quest’idea, inoltre, può rappresentare anche uno strumento di sviluppo: il Museo di arte moderna di Firenze, a Palazzo Pitti, richiama 500mila visitatori l’anno, e sono convinto che molti di questi appassionati verrebbero anche da noi, facilitati dalla strategica realtà della Fi-Pi-Li. Nascerebbe così un turismo culturale su base universale, che potrebbe portare nuova linfa all’economia del territorio».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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