Il Tirreno

Pontedera

La terracotta vive con l’ultimo maestro: Fabrizio Bertini

di Giacomo Pelfer
La terracotta vive con l’ultimo maestro: Fabrizio Bertini

È il ceramista depositario della tradizione di Montopoli «Il liceo Falchi dovrebbe insegnare la tecnica ai ragazzi»

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MONTOPOLI. Una tradizione antica, fatta di pazienza e maestria, oggi affidata alle mani e alla passione di un’unica persona.

Come una sorta di “ultimo sopravvissuto” nell’impari lotta fra industria e artigianato locale, Fabrizio Bertini si ritrova oggi come unico depositario della tradizione della terracotta di Montopoli. L’ultimo ceramista, rimasto a testimonianza di una produzione che ha segnato il novecento montopolese. Le sue opere sono sempre lì, come un biglietto da visita, esposte in bella mostra di fronte al suo negozio all’inizio del centro storico. Pochi giorni fa, lo stesso Bertini, che da un paio d’anni presiede anche la consulta del capoluogo, ha consegnato un piatto per la mostra organizzata a Montelupo dal titolo “Le città della ceramica e della terracotta in Toscana”. Un pezzo raffinato, esposto nell’indiscussa capitale della ceramica, a testimonianza di una tradizione montopolese che merita comunque di essere riscoperta. Alcuni pezzi d’inizio ‘900, infatti, sono esposti nelle sale del locale Museo Civico, ma nel giro di qualche anno la terracotta di Montopoli rischia di non avere più neppure un seguace.

Da qui l’invito di Bertini: «Prima di tutto servirebbe un catalogo di tutti i pezzi più antichi – spiega – in modo da censirli e farli conoscere. Poi bisognerebbe provare a trasmettere la tecnica della terracotta ai ragazzi, anche attraverso il liceo Falchi. Un’arte che può diventare una passione ma anche una qualche forma di guadagno».

La tradizione della terracotta montopolese si lega alle vicende della storica fabbrica “Milani”, creata all’inizio del secolo scorso dall’aretino Dante Milani. Un inizio senza successo, per la verità, come lo stesso Milani racconta in una lettera del settembre 1932, costretto a chiedere aiuto al professor Silvio Bicchi di Montopoli e soprattutto al fratello, Guido Milani, docente di architettura all’università di Padova, che suggerì di conferire a quei vasi «l’impronta di cose antiche». Iniziava così una produzione di successo, «con clienti numerosi in Italia e all’estero», raccontava Milani, e diversi operai, tutti montopolesi, impegnati fino a 10 ore al giorno. Bertini continua a produrre vasi, piatti e brocche con le stesse regole di allora e con gli inconfondibili disegni d’ispirazione medievale e rinascimentale. «Ho iniziato vent’anni fa – racconta –. È stata una sorta di riconversione artigianale: dopo un corso per ceramista abbandonai il posto nel calzaturificio per prendere in gestione il negozio di casalinghi di famiglia. All’epoca vendevamo ancora i pezzi della ditta “Etruria” di San Romano, che chiuse i battenti negli anni ’90. Così iniziai a riprodurre i pezzi più antichi, per passione, e oggi è diventata l’occupazione principale». La tecnica è ancora quella del disegno a crudo, con l’argilla incisa e dipinta prima di andare in forno per la doppia cottura, in modo da conferire quell’aspetto antico che caratterizza la terracotta di Montopoli. «Lavoro soprattutto su commissione», spiega Bertini alzando gli occhi dal suo ultimo lavoro: un piatto commemorativo per la storica Fiera degli Uccelli di San Romano. «Perché sono soprattutto le associazioni della zona – dice – a chiedermi un’opera particolare, a tema. Si tratta di ordini che richiedono anche un intero giorno di lavoro per ogni singolo pezzo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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